lunedì 30 maggio 2022
lunedì 11 dicembre 2017
Gita in Friuli : Villa Job
ALESSANDRO “Ho 34 anni e ho deciso di produrre vino per
amore” …. Così si legge sul loro sito web e niente lo rappresenta meglio.
“Il giorno che decisi di intraprendere questo percorso
iniziai a viaggiare tra Loira e Piemonte, Borgogna e Toscana alla ricerca di
uno stile personale, del vino che doveva piacere a me” Così si presenta il
proprietario dietro ai suoi occhiali che gli donano un’aria intellettuale e i
baffetti arricciati che fanno tanta simpatia.
Il tempo non ci permette di partire come avrebbe voluto
dalla vigna, ma il racconto della sua scelta di vita non lo fa rimpiangere e
tutti rimaniamo attenti ad ascoltare le parole di un ragazzo giovane
determinato che ha dato una svolta alla sua vita seguendo le orme del nonno con
metodo e sperimentazione.
Avevo sentito due dei suoi vini al FIVI lo scorso novembre e
mi ero innamorato di quel Pinot Grigio, tanto tipico in Friuli quanto perlopiù
bistrattato e relegato a ruolo di vino sempliciotto, da grandi numeri. Un Pinot
grigio diverso il suo, allegro e con un gran carattere.
Circa sei ettari su un “alzo” geologico di soli 90mt nella
pianura a ridosso di Udine, nelle Grave Friulane, un sandwich di sabbie, limi sabbiosi, argille,
arenarie e marne, rigorosamente in agricoltura biologica dove la biodinamica
diventa la cura dell’armonia dell’ambiente. La medicina per la terra. Il nonno
aveva certificato la vigna già a partire dagli anni ’80.
Vigne di circa 20 anni. Bassissime rese in generale, 1
quintale per ettaro per lo Schioppettino, alte concentrazioni, vinificazioni
separate in inox, cemento e legno per poi fare dei blend, delle cuvée come
tanto piace ai Francesi e prendere ogni piccola parte che ciascun metodo di
vinificazione aggiunge all’uva.
Metodi dichiaratamente ossidativi perché “non interessano
gli aromi primari”.
Bassissima solforosa da usare solo prima
dell’imbottigliamento o in caso di necessità per inibire piccoli problemi
durante le vinificazioni. Anche questo sembra un po’ un filo conduttore dei
piccoli produttori che cercano qualità. Tanto quanto il naturale inerbimento
dei terreni anche qui viene praticato in modo sistematico.
Volatili sottili, in parte ricercate come spunto per
aggiungere dinamicità al vino.
Qui il concetto di macerazione diventa Infusione secondo i
principi orientali del The che Alessandro racconta a da cui prende spunto per
“estrarre” cose diverse dall’uva.
Sei giorni per la Ribolla, quanto basta per assumere la
materia che questa uva vinificata tradizionalmente non ha.
L’uso in alcuni casi di botti aperte e scolme in puro stile
Jura. Tanta continua sperimentazione alla ricerca di esperienze sensoriali.
Un puzzle di usi e costumi del vino del mondo per comporre
in ogni piccola sfumatura il vino che piace ad Alessandro. Quasi un’alchimia.
Sul loro sito si legge “Il legame tra uomo e terra è il
patto più sincero che ci sia.” e non è solo una massima ma la vera filosofia
che trasmette quando afferma che è un obbligo morale consegnare la terra su cui
lavoriamo al futuro in condizioni migliori di quelle in cui l’abbiamo ricevuta.
Tutti a sedere in cantina e si parte con la degustazione.
Pinot Grigio 2016
Eccolo qua, fiori e frutta bianca, erbe profumate di campo,
concentrato di freschezza e mineralità che spingono un frutto elegantissimo. Si
può dire che è buono? si può dire…. Ma come diventerà?
Pinot Grigio 2013
Eccolo ! Si cambia registro, la frutta diventa esotica, il
fiore un po più secco, le erbette virano al the e si arricchisce di un elegante
e stupefacente nota di idrocarburi da Riesling. Grande complessità ed armonia
in un sorso pulito ed evoluto.
Sauvignon 2015
Varietale ma elegante, non spudorato. Vegetale ma di note
balsamiche non di pomodoro. Complesso nelle sue sfumature da infusione. Agile,
vispo. Un’acidità tagliente a fine bocca che pulisce e ti fa ripartire goloso
Ribolla 2016
Una sorpresa…pepe bianco, the inglese da colazione, legni
profumati, albicocche disidratate il tutto perfettamente armonizzata
dall’acidità pungente della ribolla che non si è persa in cantina ma brilla nel
bicchiere e in bocca.
Risic Blanc 2016
Ecco la volatile di cui si parlava, punge solo un poco
all’inizio poi si apre e scompare dal bicchiere. Metodo solera con botti
scolme. Un piccolo Jura friulano. Aromi balsamici del campo, profumati e mai
scomposti, profumi del sottobosco fresco, delle felci bagnate e ancora tanta
freschezza e sapidità che la spinge ancora oltre. La bocca è grassa, quasi
burrosa nelle sue sfumature. Un vino da aspettare perché regalerà emozioni.
martedì 5 dicembre 2017
Gita in Friuli : Meroi
“Nella vita quando puoi scegliere sei sempre ricco” <cit.
Damiano>
Siamo arrivati nel comune di Buttrio, in Provincia di Udine.
A ridosso de Fiume Torre e vicinissimo al fiume Natisone sui colli orientale
del Friuli. Fiumi che rispettivamente si trovano ad Est e a Ovest del piccolo
comune collinare e generano un microclima ideale per la coltivazione delle uve.
La cantina inizia la propria attività nel 1920, Paolo Meroi
prosegue con successo l’attività iniziata dal bisnonno già a fine ‘800, con
circa 12 ettari di vigne sulle colline di Buttrio e Rosazzo. La svolta a
partire dagli anni ’60. Oggi quegli ettari sono circa 20, destinati a diventare
30 nei prossimi anni. Basse rese che riescono a produrre circa sessantamila
bottiglie. Le vigne non sono concimate e i trattamenti come di consueto si
limitano a zolfo e rame. Cura maniacale per le maturazioni soprattutto per i
vini bianchi che se nel caso perdono qualcosa nella freschezza e ricchezza
olfattiva, per contro si arricchiscono di corpo e ampiezza. Vini che in
generale colpiranno per ricchezza e complessità.
Non mancano comunque per tradizione Merlot e Cabernet Franc oltre
all’autoctono Refosco. Ponca, Guyot singolo e doppio sono simbolo immancabile
della tradizione.
L’istrionico Damiano ci accompagna in visita prodigo di
spiegazioni e dettaglio, Simpatico ed esplosivo.
Le macerazioni non fanno parte del DNA e delle tradizioni di
questa azienda. Tutto fermenta e affina in legno di cui un 30% è destinato ai
vini più importanti. Tutte micro vinificazioni separate per singole vigne e
qualità dell’uva.
Tre linee di produzione, dove ancora si fa selezione. Nèstri
bianco e rosso di partenza, tutti i mono varietali e per finire cru di singoli
vigneti.
Tre le tipologie di terreno che si trovano in vigna e che
vengono valorizzate nelle singole vene, argille rosse per la Malvasia, gesso
per Chardonnay e Sauvignon e Ponca ovunque, il tessuto connettivo di queste
colline.
Scelte importanti, legate alla qualità, dove l’annata 2014,
disastrosa per le piogge incessanti non è stata imbottigliata per le linee di
prestigio.
Solforosa minima e solo prima dell’imbottigliamento
Tappi selezionati tramite apparecchiature all’avanguardia,
dalle migliori aziende e testati in anticipo prima degli imbottigliamenti.
E l’ultima massima in cantina è il manifesto del personaggio
e dell’azienda:
“uno deve essere stupido per non fare vino buono in Friuli”
<cit.Damiano>
La degustazione proseguirà al ristorante dell’azienda
accompagnando gli ottimi piatti della cucina.
Pinot Grigio Meroi
2016
Pochissime bottiglie, intenso e tipico con i suoi fiori di
campo, la pera e la mela e un accenno di erba tagliata. Grande cura per
l’equilibrio
Friulano Meroi 2016
Fermentazioni naturali in legno senza lieviti aggiunti e
senza malolattica. Classicissimo, fiori gialli, pere mature, una leggerissima
nota balsamica e finale amarognolo. Oramai gli aromi e la grassezza del Tocai
(pardon Friulano) abbiamo imparato a riconoscerli.
Sauvignon Meroi 2016
Sambuco, foglia di pomodoro, ortica e salvia…. volete altro
? fresco e minerale ed elegante. Assolutamente varietale e tipico.
Ribolla Gialla Meroi
2016
Semplice nei suoi aromi tipici un po’ floreali e un po’
citrini ma elegante, gustosa e vivace, piacevole nella sua facilità di beva.
Nestri Meroi (rosso)
2015
Merlot in prevalenza e una piccola parte di cabernet franc,
floreale dolce e frutta sotto spirito, spezie dolci e vegetale balsamico. Una
polpa fresca e ben amalgamata dei classici sentori dell’uva. Freschezza e
mineralità del suolo donano armonia al sorso.
Refosco Vigna Dominin
2010
Finalmente un Refosco e che vino! Scuro nel bicchiere, cupo.
Frutta nera matura e uno spettro ampissimo di spezie quando si apre a centro
bocca. Complesso. La bocca è grassa, una struttura importante ma
sorprendentemente facile da bere e da godere. Davvero un’eccellente
realizzazione
lunedì 4 dicembre 2017
Gita in Friuli : Mario Schiopetto
1965 - Mario imbottiglia il primo “Tocai“ e da inizio alla
storia del vino bianco friulano moderno.
Un pioniere che come spesso accade è un visionario che
prende spunto dall’osteria del padre e dai lunghi viaggi fatti come camionista
per vedere, imparare e sviluppare.
Grandi intuizioni, carattere, tenacia e voglia di apprendere
lo legheranno negli anni ai grandi dell’enologia moderna, da Veronelli a Gaja,
a Incisa della Rocchetta, Ceretto, Antinori, Biondi Santi. La storia del vino
di qualità in Italia passa per queste vigne.
Proprio i viaggi segneranno il suo stile, l’eleganza
Francese e la tecnologia Tedesca insieme all’uva Friulana segneranno in modo
indelebile i vini di questa azienda.
Ci accompagna nella visita l’enologo dell’azienda, gli
Scopietto (figli) hanno venduto la proprietà ad un importante gruppo ma lui
parla e ci racconta come se fossero ancora loro a guidarla. Come se fosse
ancora Mario. Tanta passione e consapevolezza.
Una trentina di ettari per lo più intorno alla casa, cuore
centrale della proprietà. Poco meno di duecentomila bottiglie prodotte ogni
anno. Una grande rete commerciale dove lui per primo partiva per portare i suoi
vini a farsi conoscere nei salotti delle più importanti personalità italiane e
mondiali.
Aveva trasformato il vino dell’osteria di famiglia in un
vino di alta qualità, un vino elegante, “alla Francese”, fatto in Friuli.
“Il vino ha tutto per vivere, la Natura ha pensato a tutto”
è senza dubbio il principio di sostenibilità estrema a cui si è ispirato per
tutta la sua vita.
La Renana
“Schiopetto”
Tanto attento anche ai dettagli da “inventare” una sua
bottiglia, una classica renana che tanto lo affascinava ribassata di un paio di
centimetri per permettere di essere maneggiata più agevolmente. Le stesse
etichette della linea storica riprendono in maniera inconfondibile lo stile
alsaziano. Gialle e con un’impostazione molto simile a quelle dell’Alsaziano
Trimbach.
In cantina La Stanza
di Mario
Nel cuore della cantina si trova la “Stanza di Mario”, una
sala unica in cui si lavora alla riproduzione e moltiplicazione dei lieviti
autoctoni per la fermentazione attraverso le tecnologie più avanzate.
All’interno della sala dei lieviti, elemento fondante della
filosofia aziendale e del processo produttivo, si procede alla moltiplicazione,
per tipologia di vino, dei lieviti autoctoni per far partire per inoculo il
processo di fermentazione.
Blanc de Rosis 2015
Un po’ il simbolo dell’azienda, Friulano, Sauvignon, Pinot
Bianco, Pinot Grigio. Facile da bere, sottile e invitante riunisce aromi
floreali e fruttati freschi ad una buona mineralità
Pinot Bianco 2015
Sapido e coerente tra naso e bocca, spinge forte con
freschezza e frutto elegante
Malvasia 2013
Pesche, agrumi e fiori gialli. Gustoso e facile da bere
grazie alla consueta mineralità e freschezza.
Friulano 2015
La pietra miliare, il precursore, un vino grasso, ricco,
sapido, frutta gialla e finale leggermente ammandorlato. TOCAI
Sauvignon 2015
Tipicamente verde e balsamico. Esattamente come uno si
aspetta un Sauvignon friulano.
Rivarossa 2015
Un Cru destinato a uve rosse. Morbido e ammaliante, fresco e
profumato di frutta rossa, complesso fino al tabacco biondo e liquirizia.
Ottimo Merlot elegantemente Friulano con un ricamo di Cabernet Sauvignon.
domenica 3 dicembre 2017
Gita in Friuli : La Castellada
Siamo a Oslavia nel Collio Goriziano, a pochissimi chilometri
dal confine della Slovenia, terra dove si intrecciano tre culture, quella Austriaca,
quella Slovena e quella Italiana. Terra che è passata da essere il sud in un
popolo, quello austriaco dove si producevano vini rossi, a essere il nord di un
altro popolo, quello italiano, dove si producono vini bianchi. Punti di vista
diversi della stessa realtà. Terra di vini macerati che oggi stanno vivendo un
momento di estremo interesse e attenzione degli appassionati. Vini che animano
facilmente diatribe. Vini che… o li ami o li odi, senza troppe mezze misure.
Ci
aspetta Stefano Bensa, nipote di Giuseppe che al ritorno nelle sue zone di
origine, dopo aver lavorato in Svizzera, decide di acquistare casa, terreni, e
avviare un’attività come osteria. Proprio tramite quell'osteria inizieranno a
vendere i vini che producono nei terreni adiacenti.
Ancora una volta culture biologiche, rame e zolfo per
contrastare la peronospora e l’oidio. La vigna è completamente inerbita anche
qui per creare un equilibrio con le ricchezze dei terreni, per contenere possibili
smottamenti a causa delle frequenti piogge consuete da queste parti. Le viti
sono più basse rispetto a quello che avevamo visto prima, più “francesi” come
realizzazione. Quasi sempre vendemmie anticipate rispetto alle altre zone
friulane
Bassissime densità di impianto, 3000 piante per ettaro, e
classico doppio guyot per l’allevamento. Ribolla gialla, Friulano (qua tutti lo
chiamano ancora Tocai!), Malvasia Istriana, Pinot Grigio e Merlot. Non si può
sbagliare!
In cantina tecniche tradizionali ma da vino rosso a dispetto
del colore dell’uva. La ricerca della stabilità nel tempo e di alta qualità ha
portato a convertire il modo di vinificare in questa direzione. Macerazioni in tini
troncoconici per periodi più o meno lunghi a seconda del tipo di uva. Affinamento
per due anni in legno, in vecchie botti grandi, barriques o tonneaux. Uso della
solforosa ridotto ai minimi termini, travasi solo se necessario, nessun
controllo automatico della temperatura. Tutto in modo molto “naturale. Nessuna filtrazione,
solo decantazioni naturali e via in bottiglia per un anno prima di essere
venduti. Minimo intervento umano e alta qualità.
Il vitigno più Friulano è la Ribolla gialla e sarà proprio
da questa che inizieremo la nostra degustazione.
La Ribolla è un vitigno che tradizionalmente da una
bassissima struttura ma ha una buona carica aromatica e una grandissima
freschezza. Partiamo da assaggi di botte per comprendere l’evoluzione di questi
vini. Non esistono tempi certi ma è la natura che li detta: le macerazioni
vanno avanti fintanto che tutti gli zuccheri non si sono trasformati e la
malolattica è svolta. Possono essere di un paio di settimane o di qualche mese,
non importa. La natura li regola e da lì parte l’affinamento.
Tutti i vini in degustazione sono 2011 salvo la riserva VRH
che è un 2007 così come il Rosso della Castellada. Ma andiamo in ordine
Ribolla gialla,
fieno e fiori secchi, mimose appassite, frutta secca e disidratata, albicocche,
tannini ben percettibili, grandissima freschezza, corpo e struttura. Entra
diretto, si apre avvolgendo piacevolmente la bocca e si distende nel finale.
Personalmente non amo tropo i macerati ma questo ha una freschezza così
spiccata che si lascia perdonare ogni pesantezza evolutiva.
Chardonnay,
cambiano gli aromi e si vira al burro bruno, allo yogurt, alle noci e alle
spezie dolci. Più impegnativo della ribolla ma di buona soddisfazione e grande
complessità. Anche in questo caso la freschezza e la sapidità accompagna bene
il sorso fino a fine bocca lasciando che a proseguire sia la persistenza.
Pinot Grigio, si
perde un po’ di note aromatiche dell’uva per andare verso aromi complessi
dell’evoluzione ma la malolattica su queste uve da questo effetto. Rimane un
mix di legni e spezie, di frutta secca e stramatura con una lunghissima
persistenza. Difficilmente sarebbe riconoscibile nella sua varietalità ma per
gli amanti dei gusti decisi può essere un paradiso.
Friulano, grasso
e di struttura rispetto ai primi sentiti. E ancora fiori secchi, agrumi canditi
e un alto mineralità quasi pirica. Sicuramente molto espressivo, sicuramente
molto macerato.
Sauvignon, perde
completamente il varietale di queste parti, quello verde, quello che si ama o
si odia, pur mantenendo note esotiche molto mature, una buona acidità e
l’agrumato candito tipico di queste pratiche di cantina.
VRH, tre quarti
di chardonnay e uno di sauvignon, aumenta l’intensità cromatica fino a
raggiungere veramente il colore “orange” che identifica questi vini per gli
anglosassoni. Spezie dolci, frutta candita, miele. L’intero spettro dei
terziari evolutivi. Ancora una volta sapidità e freschezza dominano e
sorreggono il sorso riuscendo ad equilibrare la grande struttura.
E infine il Rosso
della Castellada, prevalentemente Merlot arricchito da Cabernet Sauvignon.
Una grande armonia di frutti di bosco, note balsamiche, liquirizia, caffè
tostato, tabacco da sigaro. Un vino complesso, morbido, rotondo, che riempie
bocca e sensi. Sicuramente un grande rosso, facile da capire, ottimo per gli
amanti del merlot.
venerdì 1 dicembre 2017
Gita in Friuli : Az. Agricola Silvano Ferlat
Moreno ci aspetta in vigna, simpatico e gentile come sempre.
Ci siamo incrociati già alcune volte in varie manifestazioni e conosco i suoi
vini, ma visitarlo in azienda sarà una cosa diversa, ne sono sicuro. È una piccola
azienda a conduzione familiare, fondata nel 1950, biologici non certificati dal
2000 e con certificazioni dal 2017. Obblighi di cui farebbero volentieri a meno
visto che non aggiungono niente al loro lavoro se non costi e scartoffie. Siamo
nella D.O.C. Friuli Isonzo ma molti loro vini sono per scelta IGT. Gli ettari
di vigneto coltivati con i metodi dell’agricoltura biologica sono 6,5, tutti
lavorati con rame, zolfo e Bacillus, fertilizzanti naturali di origine animale.
Nessun Sovescio visto la ricchezza organica dei terreni di argilla rossa,
ciottoli e sabbie, ma anzi cura dell’inerbimento naturale che aiuti a
contrastare un po’ la naturale vigoria della vigna.
L’obbiettivo è ottenere
vini personali e riconoscibili
“La qualità dell’uva passa attraverso il massimo rispetto
dell’ambiente” <cit.>
E è proprio questo che trasuda dalle parole di Moreno,
rispetto per la natura e per l’ambiente. Un concetto che sentiremo ripetere
all’infinito durante tutta la gita.
“Alla costante ricerca della maturazione perfetta dell’uva”
perché è in vigna che nasce il vino e è l’uva che trasmette le caratteristiche
personali, del terreno e dell’annata nel vino che beviamo.
Impianti tradizionale con guyot monolaterale o con il
classico doppio archetto capovolto diffusissimo in queste zone, diradamento dei
grappoli in eccedenza, la nota “Vendemmia Verde” finalizzata chiaramente non
alla resa ma alla qualità. Spiccata biodiversità presente nella vigna più
grande dove varietà diverse sono coltivate una a fianco dell’altra.
La vendemmia viene attuata ricercando la perfetta
maturazione delle uve, vendemmiando totalmente a mano in modo da poter
controllare i grappoli che utilizzeranno nella produzione dei vini. Questa
lavorazione permette inoltre di individuare e suddividere ogni partita di uva
per poterla lavorare in maniera separata e dedicata.
Qualità del prodotto e rispetto della natura il tutto
indirizzato a prodotti riconoscibili non per etichetta o marchio ma per la
stessa realizzazione.
Moreno ci ha preparato anche un ottimo pranzo a base di
salumi e formaggi tipici e Frico una frittata meravigliosa con patate,
Montasio, croccante fuori e morbida e filante dentro. La sua azienda non fa
ristorazione ma l’ospitalità qui è di casa.
E mentre pranziamo scorrono i vini
Pinot Grigio ramato
2016, la prima annata in cui cambia modo di vinificarlo e si passa dai 3gg
di tutta la massa a due masse separate di cui una sta solo una notte a contatto
delle bucce spingendo frutto e freschezza e la seconda 7 giorni per ottenere
struttura e potenza. Un fantastico mix fresco, con aromi varietali di pera, di
grande armonia e ampiezza a centro bocca, con un leggerissimo tannino che lo
impreziosisce.
Friulano 2016,
macera 1 notte, batonnage fino all’imbottigliamento, malolattica svolta
naturalmente. Ci pensa la sapidità a spingere la freschezza e ancora una volta
il vino si apre volentieri in bocca ampio e avvolgente. Fieno e fiori secchi
incorniciano una bocca grassa di frutta bianca che si spegne in un finale
leggermente ammandorlato, indubbiamente Friulano.
NoLand vineyard
bianco 2016, terza annata imbottigliata, un mix delle sue uve dallo stesso
vigneto. 50% Friulano, 30% chardonnay e 20% Ribolla gialla, ma le percentuali
cambiano di anno in anno in funzione di quello che la natura offre nel vigneto.
Un po’ in cemento e un po’ in tonneaux. La freschezza della ribolla, il corpo e
la sapidità del Friulano e le rotondità dello chardonnay. Una leggerissima nota
di legno perfettamente armonizzata nel sorso.
Grame 2015,
Malvasia istriana, 12/15 gironi di macerazione e poi cemento, Un tripudio di
profumi e di armonie. Camomilla, ginestre, miele, albicocche e una sferzata
speziata di pepe bianco. Peccato non avere avuto disponibilità in vendita
perché è un vino che regala sensazioni piacevoli e intriganti.
Vin del Paron,
moscato giallo secco, distonico tra naso e bocca. Nato per piacevolezza del
babbo di Moreno come vino da regalare a chi aiutava in vigna. Non è in commercio
ma non importa. Una settimana di macerazione dona ai classici varietali simili
anche ai moscati quel pizzico di sofisticatezza della frutta secca.
Il Friuli è oggi terra di bianchi ma una volta i rossi
avevano il 50% della produzione. Rossi crudi, scontrosi, come piacciono da
queste parti. A Moreno questo non piaceva e ha cercato di percorrere una strada
diverse con le stesse uve, il Cabernet Franc. Un’uva fantastica che se non
maturata a dovere rende vini verdi, sgraziati con intensi aromi vegetali di
peperone. Bene il risultato di questo Cabernet
Franc 2015 è assolutamente agli antipodi. Ci sono sì note vegetali al naso
e in bocca ma eleganti che accompagnano discretamente una pepatura piccante,
immensa e gustosa. Pepe nero, frutto nero maturo e alloro macinato il tutto ben
cucito da grande freschezza e mineralità. Davvero un bel vino !
Ancora un NoLand
Vineyard, questa volta rosso, 2015. L’uva nera principe delle Venezie, il
Merlot, occupa il 90 % di questa bottiglia insieme a Cabernet sauvignon e
Cabernet Franc. Un taglio Bordolese/Friulano dove la parte balsamica si unisce
al frutto nero. Il legno lo marca leggermente ma servirà nel tempo per
arricchire il bouquet e impreziosire la parte tannica.
Un vino a sorpresa, sbuca una magnum non etichettata. Il
colore rosso cupo, violaceo, profondo. E’ proprio il Sessanta, annata 2011, la prima annata imbottigliata. 1960 è l’anno
del vigneto Sembra nato ieri tanto è brillante e fresco questo cru di Cabernet
Franc. Un vino importante, fatto da un’attenta selezione delle uve in vigna. Una leggera indecisione all’apertura ma del
tutto lecita. Giusto un attimo per aprirsi e allargarsi in bocca. Frutta nera,
note di caffè, un leggero boisé, liquirizia. Morbido e rotondo al palato con
dei tannini setosi. Fresco abbastanza da terminare il calice in un batter
d’occhio.
Applausi prima di ripartire.
martedì 10 ottobre 2017
JURA, LA MONTAGNA INCANTATA
Consueta sera di approfondimento organizzata da Fisar
Firenze e curata dai due bravi relatori Anna Paola Coppi e Leonardo Finetti.
Come spesso capita una vacanza diventa poi oggetto di
studio legato alla passione e alla pura curiosità che ogni sommelier che si
rispetti porta innata con se e poi sfocia in un interessante approfondimento durante queste serate.
Questa poi è una di quelle regioni vitivinicole piccole, al
fianco della Borgogna, sopra alla Savoia e sotto all’ Alsazia che si studiano
quasi esclusivamente in relazioni ai suoi vini speciali, il Vin Jaune, una
specie di sherry non fortificato, il Vin de Paille, un passito con note estreme
ossidative e il MacVin, il classico Vino Dolce Naturale, assimilabile alle
tante mistelle (mosti fortificati) che vanno così di moda in Francia.
Questo territorio ha rischiato di scomparire a seguito
della fillossera dei primi del novecento ma si è ripreso come sempre succede
grazie ad una grande azienda, Henri Maire, (parlo di volumi prodotti) che ha
fatto da traino e da rilancio a tanti piccoli coltivatori che dopo aver
studiato nella vicina Beaune stanno portando innovazione in questa zona.
Clima,
terreni, AOC, ….
Clima continentale-alpino con forti escursioni termiche,
estati piovose e rischi frequenti di gelate che mettono a dura prova chi
produce vino.
Una striscia di terra di soli 80Km che si allunga da Nord
verso Sud-Ovest parallelamente alla Borgogna. Terreni antichi dove sono
frequenti zone calcaree, marnose, e dovesi sono formate le classiche Reculee,
canaloni chiusi e profondi dove si sviluppa la coltura della vite sui bordi
scoscesi con esposizioni verso sud.
Tradizioni legate a doppio nodo alla produzione di vini
ossidativi, conosciuti da secoli perché di facile conservazione e trasporto.
7 AOC di cui 3 regionali, Cotes du Jura e Cremant du Jura e
MAcVin du Jura, 2 nella zona di Arbois, 1 a L’Etoile e la famosissima Chateau
Chalon.
5 vitigni, Chardonnay, Savagnin, Poulsanrd, Trousseau e
Pinot Noir
I vini bianchi hanno la maggioranza della produzione e si
dividono fondamentalmente in 2 stili, ossidativi e non ossidativi.
I primi si possono riconosce dall’etichetta dove potrebbe
comparire la dicitura Sous Voile e si dividono a loro volta in Vin Jaune, Cuvee
Tradition (chardonnay e savagnin) e Typè (chardonnay e savagnin.
I secondi invece potrebbero riportare in etichetta
l’indicazione Ouillé e suddividersi ulteriormente in Floral (chardonnay) e
Naturé (savagnin)
Le realtà produttive sono le più variegate, tutti producono
di tutto, ma due sono le tipologie che caratterizzano e danno valore da sempre
alla zona :
Vin
Jaune
Solo Savagnin, vendemmie tardive per cercare di dare il più
alto grado zuccherino possibile e di conseguenza alcol (sono vini secchi).
Vinificazioni tradizionali fino al completamento della malolattica. Travasi
dopo circa sei mesi dalle Piece borgognone a botti grandi, scolme, dove
affinerà 60 mesi sotto un velo di lietivi, la Voile, per sviluppare il classico
gusto “gout de jaune” sempre condizionato dalla forza presenza di acetaldeidi
che si sviluppano nel vino. Anche la bottiglia è particolare, il Clavelin, da
62,5cl.
Vin de
Paille
Tutte le uve sono consentite con esclusione del Pinot Noir
per realizzare questo passito per tanti versi assimilabile ai nostri Vin Santo.
Le uve vengono appassite su paglia (ma non solo) da cui il nome, in cassette o
appese, in locali ventilati ma non riscaldati. Alto contenuto zuccherino da 320
a 420 g/l e buon tenore alcolico, non inferiore ai 14%. Almeno 18 mesi di
affinamento in legno prima del commercio.
Il
vitigno :Savagnin !
Conosciuto anche col nome Naturé è il vitigno principe del
Jura ed è notò quasi esclusivamente per la produzione del Vin Jaune. E’ un uva
a maturazione tardiva con buccia molto spessa e una notevole acidà, probabile
precursore di molte varietà europee. Ha una caratteristica che lo rende
assolutamente riconoscibile, la capacità di sviluppare nel suo lungo
affinamento uno spiccato e caratteristico aroma di Curry
.
VINI IN DEGUSTAZIONE
Domaine Pignier -
Crémant du Jura Brut
100% chardonnay, perlage finissimo che accarezza la bocca,
note leggere ed eleganti di fiori e pesche, buona freschezza e acuta mineralità
nel finale del sorso.
Les Bottes Rouges - Arbois Léon 2015
Ancora chardonnay, grasso, borgognone per stile, mele e
pompelmo maturi, confettura di limoni, pepe bianco e noce moscata, freschezza
esplosiva e mineralità pirica.
Domaine de La Renardière - Arbois-Pupillin Ploussard 2015
Un rosso. Vitigno autoctono, il Ploussard. Nel calice
sembra un rosato invecchiato tanto sono spiccate le venature arancio sopra un
colore simile ad alcune realizzazioni fatte con Schiava. Un vino dal naso
timido ma dal sorso esplosivo di zolfo e polvere pirica che si mischiano ad un
gusto lampone delle caramelle Rossana di quando ero piccolo.
Domaine André et Mireille Tissot - Arbois Sélection 1993
Iniziamo a diventare molto tipici con questo “quasi” vin
Jaune di ben 24 anni. Dico quasi perché se il processo segue quello
tradizionale, i tempi di affinamento sono però molto più brevi per cercare di
limitare la parte ossidativa Sous Voile. Il colore vira verso l’oro e i profumi
sono quelli tipici, un po di volatile compresa. Frutta secca, frutta
disidratata, spezie orientaleggianti e nel finale un vegetale che nel bicchiere
assomiglia spiccatamente al sedano, si proprio al sedano, e ho insistito più
volte perché incredulo. Un solo appunto per questo vino che entra bene in
bocca, inizia a distendersi…e muore. Manca di persistenza a dispetto dalla
complessa intensità aromatica e ancora una volta della grandissima freschezza e
mineralità.
Domaine de Montbourgeau - L'Etoile Vin Jaune 2009
Ci siamo quasi e le stelle brillano. Ancora un piccolo
spunto, Noci, gherigli e mallo, vaniglia e curry, note leggermente boisé.
Speziature infinite e legni profumati, tra il dolce e l’acre. Tagliente come un
rasoio e nacora una volta un vino contratto che non riesce a distendersi ampio
in bocca. Punta dritto alla fine senza via di scampo.
Domaine Berthet-Bondet - Château-Chalon 2009
Le Roy, facile a dirsi ma non scontato. Questa volta il
vino è ricco e persistente. Si spazia tra gli aromi consueti per arrivare fino
ad accenni di idrocarburi, di cera e a note più dure per il palato, quasi
metalliche. Il tutto però in un incredibile armonia. L’eleganza di tanti
eccessi ben incastonati uno accanto all’altro.
L’invito alla serata recitava “+ 1 vino a
sorpresa!”
Bugey-Cerdon Méthode Ancestrale Récolte Cécile
Philippe Balivet
Servito con le bottiglie coperte
si svela rosato e con un perlage intenso e finissimo ma non aggressivo. Al
primo sorso non può essere che un ancestrale. Fragoline e melograno si
sprigionano dal bicchiere. Se non fossimo in Francia verrebbe da pensare ad un
Brachetto, ma non lo è. Il dosaggio per il mio palato è alto ma questo è solo
questione del mio gusto personale. La foto vi racconterà tutto ma iniziate ad
immaginarvi un Gamay (quello del beaujolais nouveau per capirsi) vinificato
insieme a un 10% di Poulsard come un Moscato d’Asti a tappo raso ad avrete il
vostro vino misterioso.
Applausi
Una bella serata in compagnia di
tanti amici per un interessantissimo approfondimento su una zona assolutamente
caratteristica e riconoscibile ma difficile da incontrare sul percorso
quotidiano.
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