lunedì 30 maggio 2016

Centovini d'Italia 2016




Quasi 500 referenze italiane in degustazione a Firenze. Pomeriggio del 1 Maggio. Uno sguardo veloce all’elenco degli espositori e scopro che ci sono tantissime espressioni di vini praticamente sconosciuti, mai bevuti e che difficilmente riusciamo a trovare in commercio se non andando a cercarli con attenzione.
Gli amici della Vinoteca al Chianti hanno fatto davvero un bel lavoro di selezione in lungo e in largo per l’Italia e allora perché non approfittarne per fare un ripasso dell’enografia Italiana, di quella però un po più “sconosciuta” o meglio un po’ meno frequentata.
Il posto sono i fantastici saloni del Palazzo Acciaiuoli interni complesso della Certosa del Galluzzo a Firenze la cui costruzione inizio circa alla metà del 1300. Austero e fortificato, perfettamente in linea con alcune etichette presenti in esposizione.
Sfrutto l’occasione per condividere un ripasso dei vitigni più particolari, in ordine geografico, dal nord al sud, esattamente come si studia l’Italia enologica durante il corso per sommelier.

Val d’Aosta

Caves C. de Donnas – Donnas 2011
Nebbiolo 90% e il rimanente Freisa e Neyret
Elegante e profumato, inconfondibile negli aromi del Nebbiolo e pronto per un ‘ottima bevuta. Il Neyret fa parte dei Neretti piemontesi, probabilmente arrivato in Valle grazie a scambi commerciali con il resto del piemonte e non come si pensava da Svizzera o Francia. Uva da taglio usata per dare colore al Nebbiolo, di natura abbastanza scarico. Dona morbidezza e alza il grado alcolico. I nomi dei vitigni spesso per assonanza ci danno informazioni sulla loro natura. Acini ricchi molto scuri, blu-neri, ricchi di polifenoli e di pruina. Produzioni quantitativamente insignificati.

Rosset – Cornalin 2014
Cornalin 100%
Un vino spiccatamente violaceo, difficile, un po controso a causa dei suoi tannini scomposti rispetto a classico frutto rosso tendente alla marmellata di frutti di bosco. Il Cornalin è un uva molto sensibile alle malattie, con rese discontinue e a maturazione tardiva quindi soggetta a “problemi” autunnali. Probabilmente tra le uve più diffuse in Valle nel XIX secolo quando si pensava fosse stata importata dalla Borgogna intorno al 1750. Quasi scomparsa nel 1970. Da allora, a fatica, i Vallesi hanno cercato di recuperarla. Colore e fruttato intenso, speziature e bassa acidità sono le note caratteristiche. Coltivata spesso insieme al Petit Rouge si trova su un area molto vasta su entrambi le rive della Dora.

Piemonte

Germano Ettore – Langhe bianco doc 2014
Nascetta 100%
Zagare del limone e tanto, tanto balsamico delicato, soprattutto timo. Fresco e minerale. Ottimo per un aperitivo estivo. Uva a bacca bianca coltivata sulle colline delle Langhe. Secondo Lorenzo Fantini nel 1883 era diffusa in tutto l'Albese, ma da allora riduce notevolmente la sua distribuzione, fino a sopravvivere all'interno di pochi vigneti nel comune di Novello. Alcuni lo associavano al Vermentino con cui ha molte affinità, altri al Nasco da cui però differisce nettamente. A partire dalla metà degli anni 90 si reintroduce la coltivazione di tale varietà in tutta l’area della Langa. Ad oggi si può considerare l'unico vitigno a bacca bianca autoctono della Langa del Barolo.

Alto Adige

Nusserhof – “B” … bianco Blaterle
Blaterle 100%
Blaterle significa “piccola foglia”, antico vitigno autoctono dell’Alto Adige, Valle d’Isarco e Val Venosta. Uva bianca, dorata, con acini di forma ovale leggermente schiacciati. Ci si produceva un vino di facile beva, leggermente abboccato, che accompagnava le caldarroste. Nel bicchiere trovo un vino quasi verdolino, fresco vivo, secco e leggermente sapido a sostenere la bevuta, con profumi intensi di fiori bianchi e di frutta croccante, la susina i perfino qualche nota di agrumi. Oramai quasi scomparsa e sostituita da vigne di Kerner e Riesling, tanto che il vino non ha denominazione ma venduto come VdT.

Umbria

Bussoletti Leonardo – Colle Murello 2015 – Umbria bianco IGT
Trebbiano Spoletino 100%
Di solito in Umbria bevo Grechetto che mi piace anche e non potevo perdermi questo vino. Si chiama come quello Toscano o Abruzzese ma ha una sua identità definita dono del territorio dove viene coltivato. Profumatissimo e tagliente in bocca. Il corpo del mango e della papaya, l’acidità del cedro e del pompelmo. Forse l’annata gli ha dato una mano, ma è davvero piacevole da bere e sarebbe interessante risentirlo tra qualche anno. L’uva è stata rilanciata negli ultimi 15 anni e i primi cenni storici risalgono all’inizio del ‘900. Le caratteristiche del vitigno sono comuni a tutti i trebbiano ma nella zona tra Spoleto e Montefalco veniva coltivato aggrappato a fili tesi tra i tronchi degli alberi. Anche uve bianche semplici possono donare come in questo caso vini acidi, corposi e alcolici. Provare a spumantizzarlo ?

Abruzzo

Tenuta Ulisse – “Unico” – Terre di Chieti IGT 2014
Cococciola 100%
Nota anche come Cacciola o Cacciuola o Cocacciara, usata in passato solo come uva da taglio per il Trebbiano in quanto vigorosa e con acini grossi e rotondi. Non ci sono informazioni precedenti all’inizio del ‘900 e non si conosce neppure l’origine del nome, probabile forma onomatopeica di qualche locuzione dialettale. Coltivata per la maggior parte in provincia di Chieti. Un vino abbastanza semplice, chiaro, con profumi di fiori e agrumi che se la gioca tutta su sapidità e freschezza.

Molise

Di Majo Norante – “Apianae” – 2011
Moscato Reale del Molise 100%
E’ uso errato scherzare sul fatto che il Molise non esiste. Esiste eccome ! E con ottimi prodotti come questo passito elegantissimo, zagare, miele agrumi canditi, pinoli. Fresco e sapido quanto basta per un eccellente equilibrio. Del Moscato Reale sembra siano rimaste poche piante. Vitigno antico di origine greca, portato in queste zone probabilmente dagli antichi coloni. Si trovano tracce già dal 200 a.c. su scritti degli autori classici. Fa parte delle cosidette uve “Apianae”, uve dolci che attirano le api. Le caratteristiche olfattive sono quelle tipiche dei moscati bianchi passiti ma l’armonia e l’eleganza ottenuta è veramente di buon livello.

Puglia

Angiuli Donato - Maccone spumante brut bianco Puglia IGT – 28 mesi sur lie
Maruggio 100%
Uva Maruggio, chiamata anche Maresco, uva rara presente soprattutto nella valle d’Itria. Alta acidità, buona propensione a donare alcol, profumi intensi di frutti a polpa bianca, mela e pera e a un floreale ampio di fiori bianchi. L’alta acidità lo rende adatto alla spumantizzazione. La parte zuccherina è importante e si sente distintamente.

Angiuli Donato – Verdeca – Puglia IGP 2015
Verdeca 100%
Zagare, miele e un po’ di agrumi, fresco e sapido. La Verdeca è un altro autocono, probabilmente di origine Greca, dal nome onomatopeico. Grappoli di colore verdolini, vino abbastanza chiaro, scarico. Mi ha ricordato nel gusto un Alvarino bevuto in Spagna questa estate. Uva usata in passato come base per Vermuth e per vini dolci. Importante nell’economia vitivinicola pugliese, normalmente associata in vigna insieme al Bianco di Alessano. Nota anche come Verdone, Verdicchio Femmina, Verdera e Verdisco Bianco.


Sardegna

Contini – Nieddera Rosso 2008
Nieddera 90% e forse qualcos’altro
In Sardo "Nieddu" significa nero (nigra vera, vern. Niedda-era Niedda vera) E’ un vitigno a bacca nera di antichissime origini, la cui diffusione è limitata alla bassa Valle del fiume Tirso, in particolare al territorio del Comune di Cabras, poco più di 100ha totali. Carico, intenso, frutta sotto spirito, vegetale e balsamico oltre alla vaniglia, bene in armonia ma ancora tannico. Origini sconosciute, qualcuno le fa risalire ai Fenici e ai Punici, forse imparentato col Carignano. Esiste una tesi, non ancora smentita, che possa essere associato al Perricone siciliano. Contini è praticamente l’unica cantina che a oggi lo vinifica in quantità.


Cantina Sociale di Santadi – “Rocca Rubia” Carignano del Sulcis 2012
Carignano 100%
Vigneti ad alberello a piede franco su terreni poveri di argille e sabbia. Un vino profondo, intenso, ampio di frutti neri, vaniglia, cuoio, ben ammorbidito dal legno dell’affinamento. Probabile origine spagnola, la Carinena, importato durante la dominazione a partire dal 1300. Usato in Spagna in Catalogna e in Francia (Carignan) nel Languedoc come vino da taglio sfruttando colore, alcol e struttura che lo contraddistinguono, ha trovato su questi terreni “difficili” del Sulcis, poveri e aridi, una propria dignità e valore degni di menzione. I contadini sardi ancora lo chiamano Uva di Spagna e Axina de Spagna.

Riassumendo

In realtà gli assaggi sono stati oltre 50, escludendo Toscana e Piemonte volutamente per soffermarsi dove è più difficile avere l’opportunità di sentire qualcosa di diverso dal consueto. Degni di nota due ottimi Negramaro delle aziende Vallone e Monaci di Severino Garofano. Una doc Faro di Bonavita, Lo spumante di Grillo de De Bartoli, la Lugana Riserva di Ca’Lojera e un moscato dolce fantastico, “Anarchia Costituzionale” di Vigneti Massa.
Averne di queste opportunità !



giovedì 19 maggio 2016

Enzo Tiezzi: la verticale del suo Brunello e non solo




L’incontro infrasettimanale da to Wine regala sempre emozioni e conoscenza. Questa volta è il turno di Enzo Tiezzi e del suo Brunello, della sua vita. Si legge dagli occhi sorridenti e si capisce dalle sue parole semplici e dirette quanto grande sia la passione della sua vita che si svolge da sempre da una vigna all’altra.

La storia di Montalcino

Enzo è un pezzo importante di Montalcino, agronomo, enologo e direttore per grandi aziende. Organizzatore e realizzatore dei disciplinari per il Consorzio in cui si è impegnato fino al massimo livello di presidente e per le sue vigne importanti, Cerrino e Soccorso da quando dagli anni ’80 ha iniziato a produrre in proprio.

Terroir

Anche i terreni sono quelli tradizionali della collina di Montalcino. In alto, subito sotto al paese, sabbiosi e scheletrici e molto meno argillosi di quelli diffusi invece ai piedi del colle. Il vino che produce rispecchia esattamente la sua idea e la natura del Sangiovese, chiaro e trasparente, ricco di frutto e di spezie, balsamico ma soprattutto con una spina dorsale acida e sapida quanto serve per sostenere gli anni che passano. Mai prepotente. Mai piacioni. L’uso dei tini di legno per la fermentazione e della botte grande per l’affinamento è magistrale nelle pratiche di cantina e permette di non “saturare” mai il vino snaturandolo dei suoi contenuti varietali. Obbiettivo eleganza ben in mente.

Soccorso e Cerrino

Sono 5 ettari e mezzo quelli vitati tra i poderi Cigaleta e Cerrino 350mt slm a Nord Est della collina e lo storico podere Soccorso. Immediatamente sotto la panoramica, sotto le mura del Santuario della Madonna del Soccorso da cui prende il nome si distingue da tutta la produzione intorno per il suo allevamento ad alberello scelto per limitare la resa produttiva e l’impatto visivo ai piedi dell’abitato.



Buoni propositi

La serata è ricca di buoni propositi. Un Sant’Antimo Chardonnay, abbastanza “particolare” per questa zona, un Rosso di Montalcino di un’annata magica, la 2010. Una verticale di otto annate che percorrono dal 1995 al 2011 tutta la produzione di questa piccola azienda, Un prezioso regalo, l’anteprima di botte dell’annata 2012, un’altra fantastica 5 stelle. E per i più sfiziosi la sua grappa per finire.

Finalmente si beve



Si parte da un bianco dal colore inconsueto. Dorato e brillante già dal bicchiere dimostra la grande estrazione è l’enorme acidità. Fioccano le domande e i dubbi visto il naso quasi da “Orange Wine”! E’ un sorprendente Chardonnay del 2015, realizzato sotto la denominazione Sant’Antimo. Tre giorni a macerare sulle bucce, lunga fermentazione in barrique in stile borgognone e 5 mesi di affinamento sempre in barrique. Vaniglia e agrumi, ginestre e camomilla, spezie orientaleggianti, struttura importante e persistenza. Un piatto di magnifici formaggi ad accompagnarlo sarebbe la sua morte ma si lascia gustare volentieri anche da solo.

Arriva il Rosso di Montalcino 2010. Vigna Cerrino. Il primo impatto è di avere un bel Brunello nel bicchiere e solo alla lunga nel bicchiere ci accorgeremo della differenza unicamente dovuta agli affinamenti. Una grande bevuta ricca di frutto e tannini mai aggressivi, di balsamicità e di calda freschezza sapida a sostenerlo. Averne di questi vini da bere tutti i giorni !

Si parte in batteria e non voglio annoiare con 9 schede descrittive (8 + l’anteprima del 2012) ma mi soffermo brevemente su note caratteristiche e personali giudizi di gusto. Solo un punto, fatto salvo la 1995 dal podere Cerrino, tutte le annate provengono da Vigna Soccorso.

2011 più chiara delle altre, se la gioca sul frutto e sui suoi aromi, ma perde qualcosa sulla maturazione dei tannini al gusto più “verdi”. Ma questo non è un difetto, è figlio dell’annata calda e difficile, gestita comunque bene in cantina e grazie ai 500mt slm della vigna.

2010 austera e importante, ha continuato a regalare emozioni tutta la sera passando dalle ciliegie all’alloro, dal chicco di caffè alla china. Grandissima struttura già in ottimo equilibrio. Mai aggressiva nelle sue note dure né per tannini né per acidità. Una certezza.

2009 e 2008 erano annate più pronte da bere già in uscita, più profumata di erbe aromatiche la prima, più dura la seconda. Entrambi ancora ben vive e con aspettative interessanti davanti. Si presentano col classico vestito elegante delle grandi occasioni, solo leggermente stropicciato.

Col 2007 si torna alle stelle ! Frutto di bosco, austero, terroso, vibrante, morbido, rotondo con tannini che accarezzano la bocca senza mai graffiarla. Vivo e goloso.

La 2006 è una grande annata di estrazione e struttura, di prugna e alloro, di tannini importanti con una trama fittissima come la seta, ma il vino ha ancora note cupe e dure, un po’ troppo per il mio gusto. Probabilmente ha tempo davanti per smorzare gli ardori e regalerà soddisfazioni più avanti a chi saprà aspettarlo.

Il 2004 è l’anno in cui Soccorso inizia la sua vera fase produttiva. Il vino si presenta austero, un po’ arroccato nelle sue note fumose, boisé, per poi aprirsi pian piano. Probabilmente lo stato di maturità della vigna in quegli anni non era ancora tale da sfruttare al meglio l’annata importante. Il naso e la bocca godono comunque di eleganza ed equilibrio. Se il buongiorno si vede dal mattino ….

Arriviamo al 1995, La vigna è Cerrino e il frutto dominante nelle varie espressioni di Soccorso cede lo scettro a eleganti note balsamiche di erbe aromatiche, al sigaro dolce, alle tostature mai eccessive, a sfumature che aprendosi talvolta portano i ricordi verso i profumi di sontuosi cognac. 21 anni e la freschezza ti fa salivare, e i tannini gentili si presentano puntuali sulla lingua e ti ricordano la loro natura. Ogni casellina  perfettamente al suo posto con la ferma intenzione di rimanerci ancora a lungo. Lunga vita !

Un riposo meritato per nostre papille e arriva la 2012, imbottigliata dalla botte solo 24 ore fa. Non è la prima volta che sento questa annata di botte e ho avuto varie occasioni di valutarla durante il suo affinamento. 5 stelle meritate che a Gennaio regaleranno vini di grande spessore, vini di struttura, di aromi fini. E non è certo Tiezzi che si tira indietro! Vini che nonostante tutto e tutti sapranno distinguersi per il colore “tenue” del sangiovese e il carattere forte di chi lo lavora. Un altro gioiello alle porte, come la 2010.












Si finisce con la grappa e anche in questo caso siamo davanti a un prodotto di eccellenza, carico degli aromi tipici delle vinacce del Sangiovese, tagliato alla perfezione dal distillatore. Senza alcuna pungenza, ne nei profumi né nel gusto, regala grandi sensazioni a chi se la sa godere.


Ancora una grande serata di conoscenza, di amicizia e cordialità, di grandissimi vini e di esperienza di chi li produce. Niente di meglio per un appassionato. Grazie a Enzo Tiezzi, Gionni, Pietro e tutto lo staff di To Wine.






sabato 14 maggio 2016

Note di un Sommelier in servizio : I pinot di Sonoma

Curiosity kill the cat
La curiosità è il miglior veicolo per l'apprendimento e di certo non mi è mai mancata.

I prosupposti alla serata

Giovedì 12 Maggio 2016 ore 21, la mia delegazione organizza una serata di degustazione "diversa", figlia di una vacanza recente del nostro delegato Lorenzo negli States. Parlando di un delegato Fisar, produttore di vino, come poteva mancare una puntata dritta nella contea di Sonoma in California alla scoperta di una delle zone ben note nel mondo per la produzione di Pinot Nero ? e come potevo non esserci alla serata? Pronti via ! Chiedo di essere di servizio e per fortuna è il mio turno (per chi non mi conosce sono quello sulla destra).




Lo studio nobilità l'uomo (era il lavoro ma va bene lo stesso)

Mia abitudine, quando ci riesco, è documentarmi prima delle serate, su zona e produttori. Partiamo dalle 4 zone presenti, Russian River Valley, Sonoma Coast, Anderson Valley e Fort Ross-Seaview.

AVA (come lava)

Il sistema di qualità americano si chiama AVA, American Viticultural Areas. (Aree Viticolturali Americane). Una specie del nostro IGT. Rispetto ad altri sistemi di controllo legalizzati, come per esempio il sistema AOC Francese o la DOC Italiana, la AVA Americana è molto più generica e permissiva e si limita a garantire la zona di provenienza di un vino




Le zone.

In California le zone costiere godono di un clima più fresco avvantaggiandosi delle brezze marine e questo gli permette una maggior produzione di uva per esempio rispetto alla Napa Valley. Le nebbie mattutine che conosce bene chi è stato a San Francisco sono una delle caratteristiche climatiche che condizionano favorevolmente lo sviluppo delle uva in tutta la contea.
Russian River valley è l’AVA più “fresca” della contea di Sonoma. Gallo Vinery, la più grande cantina americana,  ha determinato e condizionano nel bene o nel male i confini di questa zona vinicola da loro molto utilizzata. Terra di argille e scheletro di antica origine vulcanica.
























A partire dagli anni 90 l’uva ha rimpiazzato le mele nelle culture di questa zona e principalmente si parla di Chardonnay, ma la qualità del Pinot nero che nasce in questa zona ha avuto presto un buon riscontro soprattutto per i profumi tipici di frutti di bosco. Le vigne migliori per il pinot nero sono quelle che rimangono al di sotto della quota delle nebbie e quindi su territori più freschi.

La Sonoma Coast si svolge perlopiù lungo la costa sull'oceano Pacifico. La denominazione è noto per il suo clima fresco e la piovosità importante rispetto ad altre parti del Sonoma County. La zona ha una così ampia gamma di microclimi che sono state fatte diverse petizioni al  United States Department of the Treasury Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau per la creazione di sub-AVA come il Fort Ross-Seaview di cui abbiamo in vino in degustazione. 

Terreni elevati prossimi al mare, dove le nebbie mattutine abbondano presentano sfide extra.I rilievi alti e la vicinanza all'Oceano Pacifico offrono il mix perfetto di sole e aria fresca e lo questo stress benefico per il Pinot Nero e Chardonnay aiutano le uve a prosperare.

Con la Anderson Valley ci si sposta invece nella Contea di Mendocino. Pinot Nero e Vini frizzanti a una ventina di chilometri dall'Oceano Pacifico. Buone escursioni termiche anche diurne, spesso tra i 20 e i 30 °C che aiutano il Pinot Nero a sviluppare una buona carica aromatica e a raggiungere perfette maturazioni.





Passiamo ai vini


5 vini piu uno a sopresa, 5 bottiglie per vino per i 50 partecipanti alla degustazione. 30 bottiglie in totale da servire, tutte perfette, e circa 300 calici da riempiere.
Un tappo si rompe ma in un locale che si rispetti non manca mai un decanter e tutto si risolve per il meglio.







Nota generale : Tutti i vini i degustazione sono marcati da un colore intenso e da struttura importante per un pinot nero.  Sicuramente dovuti all’uso massiccio di barrique di rovere americano o francese, quasi sempre di primo passaggio, che satura di tannini un vino che per sua tipologia dovrebbe essere poco tannico e di un elegante colore che tende al rubino molto scarico. Tutto questo è legato probabilmente al gusto degli americani che per anni hanno usato le produzioni cilene caratterizzate proprio da questo aspetto e si sono affinati il gusto a quello derivante dall’uso importante del legno per l'affinamento.

In ordine di servizio

Rochioli - 2014 Estate Pinot Noir, Russian River Valley

Un blend di diversi vigneti, 15 mesi in botti di rovere francese. 60$ a bottiglia in cantina. Si apre bene al naso con profumi tipici dei frutti di bosco, fresco e minerale quanto basta a sostenere il sorso che nonostante il legno non è mai pesante. Un po corto e soprattutto tende a perdere velocemente carattere nel bicchiere.

Cline - 2014 Sonoma Coast Estate Pinot Noir (il vino a sorpresa

Naso molto interessante, intenso di fiori e frutto di bosco, di lamponi e viole, Fresco di ribes, Profumato di erbe aromatiche. La bocca non corrisponde però come intensità e si perde presto. Più europeo degli altri come struttura se avesse trovato persistenza sarebbe stato un degno rivale per la mia personale classifica.

Williams Selyem - 2013 Pinot Noir, Sonoma Coast

Un discreto corpo, scuro, ciliegie e mirtilli, decisamente vegetale con una buona persistenza che ricorda le arance e il cioccolato. Il legno si sente bene e si integra nel frutto ma condiziona il sorso come per altri suoi colleghi. 52$ a bottiglia.

Copain - 2012 Kiser 'En Haut' Pinot Noir, Anderson Valley

Viole e rose, ciliege mature e ancora una spiccata nota vegetale e boisé. Un vino molto autero e con una dominanza sapida unica in tutta la batteria dei vini. Sicuramente giovane potrebbe dare buone sorprese fatto riposare per qualche anno. 75$ a bottiglia.

Wild Hog - 2012 Estate Bottled Pinot Noir, Fort Ross-Seaview

Aiuto ! Stappo la bottiglia e i trucioli di rovere schizzano fuori prepotenti. Tutto sembra fuorchè un Pinot Nero e comunque ne ha perso tutti i connotati, per colore, aromi, corpo....Il più economico della batteria, tra i 20$ e i 30$ a bottiglia non giustificano un uso massacrante del legno. La domanda è : perchè ?


Alysian - 2011 Pinot Noir, Russian River Valley

Frutta rossa e nera, prugne, ciliege e mitilli, le note vegetali diventano aromatiche e si avvicinano alla lavanda, la speziatura è dolce di cannella e vaniglia. Le botti di rovere francese fanno in questo caso un buon lavoro e aggiungono complessità ad un vino di buona struttura. 40$ a bottiglia con sicuramente un buon futuro davanti a se

Il migliore in assoluto per il mio gusto e per la breve opportunità di assaggio.




Serata interessante con un ampia possibilità di assaggiare vini "lontani" dal nostro modo di intendere questa uva e difficili da reperire localmente. Sicuramente tipici della zona in cui sono prodotti e pertanto degni di una degustazione indifferentemente dal piacevolezza che uno può provare legata allo stile dei vignaioli californiani. Certo i prezzi non sono modesti ma rapportati ai costi dei vini che un americano deve importare assumono un loro comprensibile perchè.








lunedì 9 maggio 2016

L’acqua di roccia di Anselme Selosse



La data di partenza per la gita in Champagne si avvicina velocemente e la sete di conoscenza  aumenta a dismisura. Gli amici di To Wine fanno di tutto per aiutarmi a capire di più su questo mondo fantastico e organizzano in puro stile fantasy un altro incontro con mostri mitologici. Dopo i raffinati Cristal di Roederer è la volta dell’acqua di roccia di Jaques Selosse e suo figlio Anselme. Cambia radicalmente stile e metodi rispetto alla precedete grande Maison, Roederer, ma il risultato è sempre di livello stratosferico ed è veramente impossibile dirgli di no.

Un po’ di storia

La svolta di questo vigneron avviene nel 1974 quando Jaques Selosse decide di smettere di conferire le uve dei suoi 4 ha di Grand Cru nella Cote de Blancs alle grandi Maison e inizia un percorso di lotta consapevole e biodinamica diventando a tutti gli effetti un RM.

Forse il più grande RM esistente oggi, maestro e guida di un folta serie di proseliti.

Il figlio Anselme parte per la scuola di Beaune dove imparerà tutti i fondamenti delle vinificazioni borgognone che segneranno in maniera indissolubile lo stile dei sui futuri vini.
Acquisteranno in seguito altri 3ha destinati a Pinot nero nelle zone più vocate di cui 2 Grand Cru e un 1er Cru al 99%, sviluppando la filosofia Zen, biodinamica non certificata, di Fukuoka.
Vigne di 30 / 40 anni, potature basse,  massimo a 60cm dal suolo, che lottano col ghiaccio invernale e si scaldano in estate per raggiungere maturazioni di una precisione maniacale. La salute del terreno è la base della sua filosofia.

Come si costruisce lo stile dei vini

Si proprio di vini si parla, perché a dispetto del perlage la materia che compone i suoi champagne è degna dei migliori Chardonnay della Borgogna.
Solo lieviti indigeni, vinificazioni separate per singole parcelle, parte dei legni nuovi, batonnage settimanali in inverno e mensili in estate, svinature a Luglio anziché ad Aprile, nessuna malolattica svolta, nessun millesimato (uno rarissimo in realtà esiste).
Tipicamente si parla di cuvée fatte da vini di riserva di 3 annate elevati da 3 a 10  anni sur lie, mantenuti in barrique il primo anno, in botte il secondo, in cuve il terzo .
Nessun remuage, ma durante la maturazione le bottiglie vengono spostate ad una ad una e poi riaccatastate per far si che i lieviti tornino in sospensione, una specie di batonnage interno alla  bottiglia tra le 2 e le 4 volte a seconda del vino.
Sboccature solo alla voilé al momento dell’evasione dell’ordine.

L’avventura ha inizio (note iniziali utili per la comprensione del bicchiere)

Le basse rese a causa dei sistemi di coltivazione e le tecniche di vinificazione borgognone caratterizzeranno dai primi anni ’80 la loro produzione con una forte impronta vinosa e potente.
I pochi dosaggi che vengono fatti utilizzeranno  da allora solo fruttosio puro e vini base.

“Il vino buono non ha bisogno di trucchi” è il suo manifesto.

Vini che per la loro struttura andrebbero bevuti a 4 / 5 anni dalle sboccatura per permettere una perfetta amalgama delle componenti….se solo si riuscisse a trovarli.




L’incontro

Arriviamo al dunque e iniziamo a confrontarsi con i vini. La serata ne prevede ben 5.
In sequenza avremo Initial, VO, Sous le Mont, Rosé ed il Substance.
Non abbiamo certo di che lamentarci e diamo il via alle danze che saranno intervallate dai soliti ottimi stuzzichini di qualità preparati dall’enoteca.


“Initial” Brut BdB – sboccatura luglio 2015

Blanc de Blancs, Grand Cru di  Avize, Cramant e Oger. Uno chardonnay 100% che sosta sui lieviti almeno 2 anni e mezzo. Si mostra in bell’abito paglierino molto inteso, brillante, con un perlage all’apparenza di media grandezza ma molto persistente. In bocca arriva ricco di frutta matura, piccante di ginger e ammaliante di liquirizia e orzo. Cremoso. Col tempo arriva un bel sorso di cioccolata bianca molto elegante come del resto la sua bevuta. Il sorso si apre morbido e si mastica da quanto importante è il frutto, per poi tagliare la lingua nel finale lunghissimo e sapido, dono del suo territorio. C’è scritto brut ma l’acidità è quella di un extrabrut e forse anche oltre.




“VO” Extra Brut BdB  - Gennaio 2016

Praticamente un Nature. Perlage finissimo e molto persistente. Un po timido al naso in apertura, ha bisogno di tempo per scaldarsi e dare il meglio di se. Almeno 4 anni sur lie. Una volta preso confidenza esplode letteralmente nei profumi di magnolia, in una macedonia di frutta esotica, di pera, di banana, di cocco. Si arricchisce pian piano di una speziatura ampia e dolce. In bocca si presenta austero col suo legno ben integrato, muscoloso, gessoso, dove la liquirizia e il ginger assumono sfumature più eleganti di quelle del precedente. Grandissima armonia aromatica. In bocca è un lama che non perdona, recide la lingua alla sua base con un taglio netto e il calice si svuota all’istante. Una grandissima bevuta, a mio personale gusto la migliore della serata. Porto con me ancora il ricordo delle sue “ferite”.




“Sous le Mont” – Extra Brut - Pinot Noir 100% - 1er Cru – Febbraio 2013

Vino da singolo Cru della Valle della Marna, uno dei  Lieux-Dits che sperò avrò il piacere di sentire più avanti. Anche in questo caso il dosaggio è così basso che siamo davanti a un Nature. Il Pinot Noir salta fuori dal bicchiere potente e spalleggiato da un enorme mineralità. Oro liquido brillante, Frutta gialla matura, canditi di agrumi, di arancia e una deliziosa pesca gialla, le spezie dolci e la frutta secca tostata fanno da degna cornice al frutto. L’eleganza è davvero a livelli altissimi. Il sorso entra morbido e cremoso e dopo poco tira fuori gli artigli e il carattere. Graffia e accarezza. Scaldandosi il Pinot Noir mostra la sua natura in sfumature ricche di frutti di bosco.




“Rosè” – 90% chardonnay 10% Pinot Noir – Brut – Ottobre 2015

Il bicchiere sorprende per il colore che non è rosato ma solo più intenso dei precedenti, carico del suo frutto leggermente ossidato e tinto dal Pinot Noir, ma non certo rosato. L’apertura non è pulitissima, un crosta di Brie con la sua muffa non pungente avvolge il bicchiere che presto si libera anche se la retro olfattiva se la porterà con se fino alla fine. Il perlage è quasi invisibile ma ben definito in bocca dove la mineralità e l’acidità elevata fanno da padroni. La parte aromatica è più pulita in bocca rispetto al naso anche se gli aromi sono decisamente quelli del sottobosco, del porcino e delle spezie dolci, del pepe bianco e della cannella. La paglia. Un vino controverso, difficile da capire ma che bevi senza sosta, goloso di volerlo comprendere fino in fondo. Senza però riuscirci.




“Substance” – BdB – Extra But 1,3g/lt – Ottobre 2015

Il Re della serata. Metodo Solera o come dicono da quelle parti Cuvée Perpetuelle, iniziata nel 1986 e mai interrotta. Qui l’oro è profondo, intenso da perdercisi dentro. Non ha perlage, ma solo all’apparenza. L’apertura è balsamica di timo cedrino, intensamente profumata e le spezie sono tante da sembrare un mercato arabo. Il cedro candito, il legno profumato di sandalo, la liquirizia, ancora il ginger, la pesca gialla e le albicocche. Parte il sorso in sordina e esplodono un miliardo di bolle invisibili sulla lingua. Dove si erano nascoste ? Non si vedono ma spazzolano come un velluto la bocca intera. Una continua evoluzione ogni volta che si scalda un poco e e le spezie e i terziari mutano. L’armonia e l’eleganza, la forza di un grande corpo sorretto dal citrino degli agrumi e dalla sapidità delle rocce. Selosse portami via con te !





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Che serata ! Con lo Champagne ogni volta l’asticella si alza di un poco ma questa volta il balzo è veramente alto. Adoro questi dosaggi bassi, queste lame acuminate e queste pietre scheggiate che spesso però rischiano di diventare disarmoniche, ma non è questo il caso e la grandezza di questo RM dimostra sfacciatamente di cosa è capace. Adesso è l’ora di andare a letto a sognare.
Ma cosa berremo da domani ?




i vini del Sud Africa