Gita di Giugno con amici a San Martino sul Fiora (GR), località La Busattina, da cui prende il nome l'azienda di Elisabetta ed Emilio, amici di Paolo che ci accompagna.
La giornata è calda e rispecchia perfettamente il caldo di una stagione fin qui arida a tal punto da mettere a serio rischio le culture. L'azienda è immersa nella pace di un verde boschivo a circa 500mt sul livello del mare da cui si domina perfettamente la costa toscana fino a vedere il promontorio dell'Argentario e in lontananza l'isola del Giglio. Un colle baciato dal sole e rinfrescato da brezze marine che qui non mancano mai.
Si parte con Emilio per visitare il vigneto sotto casa, parte storica degli appezzamenti, per poi proseguire su una parcella poco più sotto.
Poco meno di 5 ettari vitati in totale, immersi nei boschi di quercia che proteggono naturalmente con le proprie biodiversità i vigneti da parassiti. Terreni poveri di sabbie rossastre e pietra arenaria che affiora ovunque.
Rese bassissime, 40 quintali per ettaro circa cotivate in regime biodinamico, certificato Demeter, dal 1998. Classici preparati 500 e 501, e il minimo indispensabile di rame e zolfo per proteggersi dai funghi solo in caso di necessità. Sovescio d'obbligo in vigna. Quest'anno praticamente quasi non hanno trattato visto il clima con cui sono costretti a lottare.
Poco più di 12000 bottiglie totali, di rossi, sangiovese e ciliegiolo, entrambi vinificati in purezza e di un bianco, il San Martino, prodotto dalle classiche uve della zona. Qui regnavano gli uvaggi del bianco di Pitigliano, Procanico (il trebbiano della costa), Malvasia Toscana e Ansonica. Chi produceva uve le vendeva normalmente alla cantina sociale.
La scelta forzata, ma oggi irrinunciabile, di non usare denominazioni ma solo i classici IGT dopo essersi scontrati più volte con la “scarsa corrispondenza ai “sentori tipici” dei disciplinari. La storia di tanti che si ripete. Emilio ed Elisabetta sono due persone semplice ma armate di grande determinazione, orgogliose a ragione del loro lavoro e della loro filosofia.
“Nessuno di noi è sommelier ma da 20 anni assaggiamo i vini di tutto il mondo” così esordisce Elisabetta a sottolineare la capacità culturale di intendere il vino.
“Noi il vino lo facciamo e prima che piaccia agli altri deve piacere a noi. E' una questione di gusto, una questione di lavoro, è il modo in cui si percepisce la vita.”
E come dargli torto...e non nego che un po mi fanno davvero invidia.
“ ….i nostri vigneti non sono schiere di soldatini tutti precisi e ordinati....”
Il loro vino ha molto da dire e l'orgoglio di non usare un enologo, ma solo la loro esperienza, è alle stelle. Tutta farina del proprio sacco dal primo sasso della vigna all'ultima capsula che viene messa sulla bottiglia.
Non è vanagloria ma la splendida consapevolezza di percorrere un metodo di vita che porta ad un risultato di grande valore a dispetto delle piccole dimensioni e dei sacrifici quotidiani.
Ciliegina sulla torta saranno le ottime pietanze che Elisabetta ha preparato per accompagnare la degustazione dei vini tra sorsi e racconti.
Si parte come di regola dal bianco, San Martino 2015, un vino di buona corpo, fresco e profumato. Stupefacentemente sapido, dono del terreno e delle brezze che accarezzano le uve. Fermentazioni spontanee, senza alcun inoculo, come tutti i loro vini, senza tini refrigerati ma giusto un po di acqua corrente all'occorrenza per raffreddarli. Un vino che riposa “sur lie” fino all'imbottigliamento. Le ginestre di questi colli, gli agrumi maturi e un tocco di timo citrino regalano una beva semplice ma infinitamente golosa.
E arriva la sorpresa, Emilio toglie dal frigo l'annata 2013 dello stesso vino. 5 giorni di macerazione per fare un esperimento. Oro fuso nel bicchiere, ginestre e salsedine, macchia mediterranea e pietre sbriciolate tra i denti e sulle labbra, nespole mature e iodio. Gli aromi tipici dei lieviti e la piccantezza del pepe bianco. Speriamo che l'esperimento abbia un seguito perchè ne vale davvero la pena.
Arrivano i rossi, magnum di sangiovese, “Legnotorto 2009”. Colore tipico da Sangiovese di classe. Profumi inebrianti di rose secche, ciliegia e pepe nero. Abbondanti note balsamiche della macchia mediterranea. Bocca ampia e profonda. Diverso dai Sangiovese della costa, si presenta molto più “Classico” nella sua realizzazione, pulito ed elegante. Gli anni gli hanno fatto bene e soprattutto non si è fatto tentare dalla sapidità di altre denominazioni costiere.
Più avanti sentiremo anche la 2012 che mantiene eleganza e ricchezza olfattiva ma la maturità della 2009 era sorprendente e sono sicuro che qualche anno in più farà miracoli su questa realizzazione più “giovane”
Arriva l'orgoglio di casa, magnum di Ciliegiolo 2008. L'uva dei tagli diventa la regina del calice. Un vitigno che parte dalla Liguria, si sposta i Maremma per arrivare in Umbria dove lo stanno molto promuovendo. Quando Emilio ne parla i suoi occhi brillano. Un vino intenso, non filtrato, leggermente velato, a tratti cupo nelle sfumature ma brillante di vita. Un vino che deve respirare. Il primo sorso è un po avaro ma pian piano si abbandona nel bicchiere sprigionando un fruttato intenso coerente col nome che porta. Non è un vino muscoloso ma la sua grazia è pari solo alla piacevolezza della beva e per certi versi si accomuna agli aspetti che si ritrovano in altri uvaggi rossi della Liguria o del sud della Francia.
La giornata scorre vie e gli assaggi si ripetono golosi dando fondo alle bottiglie che Emilio ed Elisabetta hanno aperto per noi. Il pomeriggio è ancora lungo ma la brezza intensa che sale dal mare oltre a darci sollievo ci rende partecipe di quanto la natura possa essere sana e salubre nelle sue esternazioni.
Un bel ricordo di una giornata di vino, cultura, territorio e tanti racconti che valgono più di mille pagine pubblicitarie. Belle caprette Girgentane ci salutano dal loro recinto, nuova passione di Emilio, che si augura di riuscire a tornare ad allevare oltre a queste anche i maiali di cinta che al momento aveva cessato. E noi gli auguriamo di riuscire a fare con gli animali la stessa cosa che è riuscito a fare col vino.
Grazie della passione che avete condiviso con noi.
giovedì 29 giugno 2017
martedì 25 aprile 2017
Supereroici liguri : Possa
Viticultura supereroica
Valentina ci
aveva parlato di questa cantina e di una visita fantastica, coinvolgente, di
ottimi vini, salati all’inverosimile ma impossibili da abbandonare nel calice.
Approfittiamo del weekend lungo del 25 Aprile per fare un giro alle Cinque Terre,
prenotiamo un monolocale a Levanto, e fissiamo con SAMUELE - HEYDI BONANINI una
visita alla sua azienda. Gentilissimo e disponibile fin da subito, sarebbe
stato praticamente impossibile da localizzare, ma siamo d’accordo che arriveremo
in treno a Riomaggiore per le 9.30 circa e lui puntualissimo sarà li ad
aspettarci in cima al paese, davanti all’ufficio del turismo. Non c’è stato
neppure bisogno di richiamarsi e come per un sesto senso ci ha identificato
subito, e non eravamo soli davanti a quell’ufficio.
Incontro alla natura
Il percorso
in auto è breve e arriviamo su un tornante subito sopra al paese dove
apparentemente non c’è niente. Una catena che chiude l’accesso a pochi metri
quadri di parcheggio tra la macchia mediterranea, giusto un rifugio per
lasciare l’auto, attraversiamo il tornante verso al nulla dove una volta
raggiunto il lato opposto della strada si apre un panorama unico a strapiombo
sul mare, ricco di macchie gialle e viola dei tanti cespugli.
Iniziamo a
scendere a picco su alti scalini e si mostrano a noi i muretti a secco che
ospitano ciascuno un filare di vigna, ogni metro quadro ospita 2 piante circa
che si inerpicano tra loro a cercare la vita, il sole, la luce contro un
baratro alto e profondo che scende chissà come al mare. Capre e stambecchi
potrebbero lavorare la terra qui e oltre a loro solo Samuele che qui ci è nato
e ancora oggi vive e lavora quella terra dal colore scuro, fatta di pietrisco
di arenaria. Questa è la sua casa e si vede dal volto, dalla gioia che esprime
per ogni parola, per ogni racconto a cui non si sottrae, per il piacere di
rispondere a ogni domanda.
Triple “A”
Triple “A”
non per moda ma per natura, perché questa è la sua vita. Perché solo uno che
qui ci è cresciuto comprende cosa vuol dire lavorare quella terra sicuramente
ostile. Cosa significa scendere e salire quelle balze con pochi aiuti per
portare le pietre che servono a manutenere i muretti a secco che sostengono da
sempre queste povere coltivazioni. E allo stesso modo orgoglioso di far
crescere suo figlio negli stessi luoghi e con le stesse passioni, con la stessa
vitalità. Lotta ragionata, culture biologiche ma senza certificazioni troppi
registri inutili da gestire. Troppi costi che non aggiungono niente alla
qualità che insegue.
Per lui le
uve sono Bosco e Albarola. Il Vermentino non fa parte della sua natura, troppo
facile, troppo ruffiano, poco espressivo. Per lui il vino è Sciacchetrà, solo
quello vorrebbe produrre, ma poi uno deve pur vivere a dispetto delle mille complicazioni
della burocrazia e allora si produce anche Cinque Terre, il suo Cinqueterre
senza Vermentino e sperimenta e maledice i disciplinari vaghi, soggetti a
valutazioni soggettive quando si parla di profumo:
intenso, netto, fine, persistente; sapore: secco, gradevole, sapido,
caratteristico; con cui a volte si deve lottare perché i vini non vengano
esclusi dalla denominazione.
Lavorare la terra
Tutte le
operazioni in vigna sono biologiche, la terra viene ancora zappata a mano,
zolla dopo zolla. E come potrebbe essere altrimenti. Concimi naturali, rame e
zolfo per i trattamenti. Vendemmia in piccole cassette scolme per evitare che
gli acini si danneggino, sgranatura manuale dei grappoli con selezione
maniacale della qualità delle uve.
Il lavoro in cantina
E poi la
cantina…due cantine. Una all’inizio del paese per i vini secchi e una storica,
all’interno del paese, in una strada dove neppure una biciletta riuscirebbe a
passare, destinata allo Sciacchetrà.
Vinificazioni
spesso accompagnate da brevi macerazioni, 4/5 giorni, fermentazioni naturali,
affinamenti in legni particolari spesso usati per l’aceto non per il vino, di
ciliegio, castagno, pero, acacia e rovere e adesso anche in vari contenitori di
terracotta di diverse misure e materiali. Solo terracotta, niente smalti o
vetro, altrimenti sarebbe come farlo in inox.
La ricetta
dei bianchi è semplice, Bosco = Freschezza, mineralità e sapidità, Albarola per
la morbidezza. Fine.
Basse rese,
queste uve non sono Vermentino. Difficile trovare persone in gamba disposte a
sacrificarsi in vigna, quasi mai italiani. Qui tutto è essenziale, manuale,
faticoso e doloroso. Lavoro di altri tempi.
Negli anni
ha cambiato il modo di coltivare. All’inizio erano tutte vendemmie tardive per
cercare di ottenere zuccheri e morbidezza, oggi le vendemmi sono quelle
tradizionali e il vino che ne esce taglia la bocca, sapido e acuminato,
indifferentemente che sia bianco o rosso o che sia Sciacchetrà.
Sogni e realtà
Il suo sogno
è tornare a fare la vendemmia con le barche, come si vede in antichi filmati
dell’Istituto Luce che ci mostra orgoglio di aver recuperato presso gli archivi
della RAI a caro prezzo. A portare via i grappoli con le ceste di legno e non
di plastica come nella tradizione. Ma prima bisogna riuscire ad arrivare al
mare e ancora mancano delle terrazze per scendere. Mancano dei muretti, dei
filari. Ancora serve della lotta per
strappare terreno alla natura impervia di queste coste.
Il diserbo
in origine era fatto chimicamente dai vecchi, ma poi la consapevolezza della
morte dei terreni ha portato Samuele ad usare la zappa per girare le zolle e
con loro l’erba che ci cresce.
I racconti
percorrono la vita sua, della sua famiglia di origine, della sua famiglia
attuale. Del figlio a cui costruisce armi di legno per farlo divertire o lo
lascia libero di andare a cercare uova di tutti i colori dalle galline che
tiene in vigna. Uova blu, uova nere, uova maculate. Racconti della fatica dello
spostare pietre e zappare, del mantenere sano il binario dove scorre il
trenino, unico sussidi per i trattamenti e per spostare le cassette con l’uva
durante la vendemmia. Dei costi alti necessari per qualunque cosa serva giù per
queste balze.
I numeri
Due ettari e
mezzo su tre zona, divisi in micro appezzamenti dove al massimo corrono 2 o 3
filari.
Diecimila
bottiglie in tutto, di cui un migliaio tra Sciacchetrà e uno strabiliante
passito da uve rosse Cannaiolo e Bonamico. A breve arriverà un rosato su cui
sta facendo prove, nato per caso dopo una grandinata che aveva distrutto buona
parte del Cannaiolo prima dell’ultima vendemmi, con l’aggiunta del moscato nero
di cui ha giusto un paio di filari coltivati per il piacere del nonno che la
utilizzava come uva da tavola.
Sedici le
tipologie diverse di uva presenti su queste terrazze.
Il paesaggio
che fa da cornice ai racconti è un puzzle di piante aromatiche, di timo, di
rosmarino, di salvia, di fichi d’india, di capperi. Un solo ulivo, antico,
spicca tra le vigne. La pergola era la forma di allevamento di una volta ma
pian piano è stata sostituita dai filari, più facili da lavorare. Ma ancora una
resiste per volere di Samuele. Antica e simbolo della tradizione.
Storia e tradizioni
Lo sguardo
ci viene guidato verso ogni anfratto e ognuno contiene un rudere o una storia,
La vita intera del vignaiolo che ci guida, un vero vigneron ! Racconti di
appezzamenti da lavorare ma impossibili da acquistare perché di proprietà fino
a sessanta persone per mille metri. L’importanza del lavoro fatto dai vecchi
che qui riuscirono a portare l’acqua. Un sistema che ancora oggi viene usato
con irrigamenti di soccorso su un terreno che non trattiene neppure una goccia
di rugiada. L’irrigazione che serve per coltivare anche melanzane e zucchine o
pomodori che diversamente non crescerebbero mai su questi terreni.
Il frutto del lavoro
Sono volate
quasi due ore e mezzo in un soffio di vento, nel racconto del lavoro e della
sua vita. E’ l’ora di riprendere l’auto e andare in cantina a sentire i vini e
non vediamo l’ora di farlo.
I vini sono
tutti a temperatura ambiente, non serve il freddo per mascherare difetti che
non ci sono. Basta giusto l’accortezza di un’apertura anticipata per permette
alla volatile di andarsene naturalmente. Samuele ne è consapevole e non è
preoccupato di raccontarlo. Questi sono i suoi vini e un po di volatile fa
parte di loro. Basta solo lasciarli respirare e ricambieranno con profumi
suadenti di tutto quello che abbiamo visto in vigna. Per tanti aspetti mi
ricorda un vigneron francese conosciuto quest’estate, anche lui Triple “A”.
Forse non è casuale.
Si parte dal
tradizionale Cinque Terre, vendemmia
2015, 80% Bosco e 20% Albarola. Le pietre taglienti della vigna stanno nel
bicchiere a dispetto della temperatura e i cristalli di sale si attaccano in
bocca. Se esiste un concetto di terroir allora questo calice ne è la prova. Giallo
paglierino molto intenso, dorato e sfavillante. Ginestre e timo, maggiorana,
frutta gialla matura e tintura di iodio.
Si prosegue
con un rosso sorprendete, “U Neigru”,
Cannaiolo e Bonamico. Viola splendente, viole anche al naso, visciole. Fresco
come solo un bianco può esserlo e sapido, con un tannino setoso e gustoso. Un
vino decisamente espressivo con un sorso che non lascia scampo alla bottiglia.
Ecco il
primo Sciacchetrà, quello
tradizionale che usa il legno per l’affinamento. Appassimento fino alla metà di
Novembre in parte su graticci e in parte appesi. Sgranatura manuale degli acini
migliori, fermentazione spontanea e circa un mese di macerazione. Affinamento
in piccole botti di ciliegio, castagno, pero e acacia per circa 1 anno per
finire a decantare in inox fino alla giusta chiarifica. Un tripudio di aromi di
Fichi e fichi d’india, di albicocche essiccate, di datteri, di miele, di
cannella, noce moscata e maggiorana. Un sorso teso e fresco e allo stesso tempo
dolce e profondo, mai in affanno grazie alla freschezza immensa. Un piccolo
capolavoro di equilibrio ed eleganza.
Segue la versione in anfora, assolutamente
uguale salvo per l’affinamento che viene eseguito in una grande anfora di
terracotta. Sorprendentemente diverso, non tanto per gli aromi quanto per la
loro delicatezza, per l’eleganza di un sorso gentile, morbido, pulito,
cristallino. Se la finezza era quello che si cercava, l’anfora l’ha donata
senza compromessi.
Finiamo in
bellezza con un passito da uve rosse, “Rinascita”.
Cannaiolo e Bonamico che subiscono la stessa sorte e metodo di appassimento e
affinamento delle uve bianche dello Sciacchetrà. Uno Sciacchetrà rosso, in
tutto e per tutto. Complesso e affascinante dove il frutto è rosso e sotto
spirito, etereo, che si arricchisce di spezie dolci e di erbe aromatiche.
Grazie è niente !
La giornata
è volata via così piacevole che è difficile trovarne altre. La differenza la fa
Samuele, la sua passione, il suo carattere e il suo sorriso cordiale che si
diffondono piacevolmente negli aromi dei suoi vini.
La prossima
volta che venite da queste parti non fatevelo dire due volte, chiamatelo e
fissate un appuntamento. Solo in questo modo riuscire a comprende la natura di
un supereroico vignaiolo autentico.
domenica 11 dicembre 2016
Montalcino gli ultimi vent'anni nel bicchiere - Azienda Agricola Innocenti
6 dicembre, una
magnifica giornata di sole, un gruppo di amici appassionati.
Destinazione Montalcino, Frazione Torrenieri, Località
Citille di Sotto, all'estremo dei terreni del comune.
Colline dolci che guardano Montalcino, circa 400metri s.l.m.
con vigne ben esposte a sud. Azienda familiare dei fratelli Massimo e Gianni
Innocenti che ci aspettano cordiali come sempre, insieme all’enologo dell’azienda, per
una fantastica verticale di 8 annate di Brunello di Montalcino più l’anteprima
della 2012 che tra poco sarà messa in commercio. E come se non bastasse 2
annate di Brunello Riserva e 2 annate lontane tra loro di Vignalsole, il loro
IGT che unisce al Sangiovese del Cabernet Sauvignon e del Merlot.
Cinque ettari di vigneto in tutto coltivati nel rispetto
degli impianti storici per ottenere il massimo risultato qualitativo. Si è
proprio la qualità del prodotto su cui questa famiglia si impegna quotidianamente.
Il Brunello che
producono è quello più tradizionale, solo botti grandi da 30hl e
affinamenti nel pieno rispetto del disciplinare di produzione. 25/30 mila
bottiglie l’anno in tutto tra Rosso di Montalcino, Brunello, Riserva,
Vignalsole e un IGT di pronta beva, “Lume”
La cantina è sotto all'abitazione e ci si accede passando dalla sala dove
faremo la degustazione.
L’ordine e la pulizia sono esemplari e Gianni ci
spiega che le botti si sono pulite fuori ma soprattutto dentro e il vino
durante il suo affinamento viene più volte travasato per permettere di pulire
la botte e in questo modo effettuare anche delle chiarifiche naturali. In fondo alla
cantina si trovano le Barrique del Vignalsole e due grandi Tonneau dove hanno
inizato a fare delle prove di vinificazioni. L’intenzione inoltre è quella di
iniziare a breve a vinificare in legno.
E’ la prima volta che
Gianni e Massimo organizzano una verticale storica come questa e si vede
che anche loro sono emozionati e compiaciuti della nostra presenza. E’ per noi
un orgoglio immenso aver avuto la possibilità di confrontarsi con la storia di
questa cantina e il percorso che ci aspetta è di assoluto valore
1998, 1999, 2001,
2004, 2006, 2007, 2010, 2011, 2012
Riserva 2007 e 2010
Vignalsole 2003 e
2013
Il tutto accompagnato da salumi e formaggi della zona e da
una bistecca di cui ancora porto il ricordo della morbidezza e del sapore della
carne.
Ma veniamo al dunque, dopo una breve indecisione optiamo per
partire dal vino più giovane per tornare a ritroso indietro nel tempo
lasciandoci l’anteprima 2012 per il finale e poi ripartire con le Riserve
terminando con il Vignalsole. Non avremmo potuto chiedere le meglio.
Stappature e racconti si susseguono grazie alla gentilezza
dell’enologo dell’azienda prodigo di informazioni sulle annate, sul clima,
sulle variazioni avute negli anni, su come a partire dagli anni successivi al
2004 il clima abbia cambiato le maturazioni e il risultato.
Questo Brunello è un vino di carattere forte ma
caratterizzato da una qualità dei tannini esemplare per finezza e setosità. Un
Brunello di grandi estratti, rubino intenso, spesso tendente al granato con una
capacità innata di riuscire a mantenere le proprie caratteristiche nel tempo,
sia per colore che per luminosità, per struttura e forte carattere. Grande
eleganza del sorso sempre presente e soprattutto una pulizia innata che si
mantiene negli anni inalterata.
2011 annata 4
stelle, caldissima, maturazioni che raggiungo alte gradazioni alcoliche molto
presto e che costringono tanti a vendemmie in anticipo. Ho ricordi dell’anteprima
di questa annata dove si trovavano vini freschi e profumati ma carenti di
struttura e spesso con tannini che non avevano raggiunto la maturazione
fenolica. Questo vino sorprende in questo, rubino molto intenso, con venature
granato, di grande carica. Il naso e la bocca se la giocano tutta sul frutto
rosso croccante. Lievi accenni balsamici e speziati. Primo incontro di grande
soddisfazione con la finezza dei tannini di questa azienda che accarezzano la
bocca gustosi senza mai graffiare. Buono equilibrio leggermente spostato su
note di grande freschezza e un po’ corto. Nessuno fa miracoli ma questo nei
miei ricordi se la cava davvero bene per l’annata e porta con se un’ottima
bevibilità.
2010 cresce l’intensità
cromatica e anche la gradazione alcolica a vedere dagli archetti fitti che si
distendono lunghi sul calice. L’acidità sostiene bene il colore, bello luminoso
e vivo, al frutto rosso si aggiungono piccoli frutti neri, le more di rovo e
cresce la parte balsamica e speziata con alloro e pepe. Vino di grande
struttura con tannini importanti ma mai aggressivi, strati setosi in
successione. Un vino che grazie alla annata a cinque stelle e all’ottimo lavoro
fatto in vigna e in cantina ha tanta materia da giocarsi che gli garantirà un
futuro estremamente longevo. Notevole.
2007 altra annata
a cinque stelle, di quelle che non si sbaglia mai quando si stappa una
bottiglia di Brunello. Il colore inizia a virare verso il granato senza alcuna
ombra di invecchiamento. Luminoso e limpido. Si inizia a percepire una buona
carica floreale secca di viole, di pot-pourri “rosso” e il frutto si sposta in
maniera importante verso il nero. Prugne e more a far bella mostra di sé.
Cresce l’eleganza che si giova dell’affinamento più lungo e ogni casellina del
puzzle tridimensionale della bocca si colloca al suo posto. I tannini oramai
sono una seta sottile e morbida, avvolgente, lunga la persistenza e ancora una
grandissima acidità a sostegno dell’importante struttura. Sembra fatto ieri
nonostante l’importanza del sorso. Secondo solo ad un immenso 1999.
2006 ancora un
cinque stelle che a volte si manifesta in maniera controversa per gli assaggi
che ho fatto nel tempo. Questa bottiglia sta sicuramente nella parte di valore
dell’annata. Si conferma la forte intensità cromatica oramai quasi
completamente granato e solo un piccolo accenno sull’unghia verso l’aranciato
anche se dalla brillantezza non si direbbe certo che ha già dieci anni. La
parte olfattiva e gustativa si è spostata decisamente verso i terziari, si
attenuano le note fresche e si sostituiscono meravigliosamente col tabacco, col
pepe, con una speziatura importante che arriva fino alla liquirizia. Consueta
trama tannica importante ma di grande eleganza e un’infinita acidità a
sostegno.
2004 ancora due
anni indietro, ancora cinque stelle, L’intensità del colore è immutabile e
sorprendente, il naso invece un po’ tradisce e tende a non voler emergere,
timido e chiuso, austero. La bocca regala qualche emozione in più e la finezza
non manca anche se la struttura è più esile rispetto alle annate precedenti.
Vino comunque perfettamente integro in tutte le sue componenti.
2001 quattro
stelle di un’annata di qualità con qualche problema, vini che alla loro uscita
soffrivano del loro essere monolitici e con tanni duri e spigolosi, spesso
verdi. Il tempo ha fatto bene anche se in effetti rispetto ad altre annate più
giovani e alle due che sentiremo dopo, un certo calo si percepisce. Eccellente
comunque la tenuta, grande luce che sprigiona da un colore sempre più intenso e
granato. Le note evolutive crescono e spicca soprattutto un profondo assenzio.
Struttura sempre importante a dimostrazione dell’ottima forma in cui si trova.
Per essere figlio di un “dio minore” riesce a distinguersi comunque bene.
1999 fa un po’
impressione tornare indietro, prima del 2000, prima del millennium bug che ha
fatto impazzire il mondo senza per fortuna creare alcun danno. Ancora 4 stelle
ma la stoffa qui è altra e la soddisfazione cresce in maniera esponenziale. Se colore
e luminosità sono una costante come sempre ad altissimi livelli, il naso torna
ad essere esplosivo e complesso, ricco di mille sfumature terziarie sempre
pulite e nette. Struttura e parte tannica ancora lanciate in uno splendido
sorriso, Bocca elegante e lunghissima. Se non ci fosse la data sull’etichetta
sono certo che lo avremmo battezzato tutti molto più giovane delle due annate
precedenti. La miglior bevuta di tutta la batteria.
1998, la prima
bottiglia fa le bizze, ma può capitare, non è certo un problema, il naso è
abbastanza sporco e spostato su profumi della terra, del metallo rovente, del
vegetale cotto e profondamente ematico. La seconda bottiglia è quasi perfetta,
rimane solo una leggera sensazione terrosa, umida, ma bel integrata nel bouquet
del vino. Annata che era ancora un quattro stelle ma che come la precedente, se
si esclude la leggera difficoltà evolutiva, ha un grandissimo carattere.
2012 cinque
stelle lusso, da quello che ho avuto il piacere di sentire per ora come
anteprime probabilmente migliore della 2010, e già dirla così sembra un’eresia.
Il colore torna al rubino ricco e di grande carica. Il frutto è profumato e ben
integrato con un parte floreale fresca. I profumi balsamici delle terre di
toscana escono freschi dal calice e il sorso fresco e sapido sorprende per il
buon equilibrio di cui già dispone. I tannini…oramai avreste dovuto capirlo…Innocenti
li doma alla perfezione, non alterandole la grande struttura ma rendendoli
lisci e ben levigati. Quando posso venire a cantina a prendere qualche bottiglia
???
Passiamo alle due riserva, giusto per non farsi mancare
niente.
2010 vi posso
solo dire che alla fine ho comprato una magnum tanto questo vino dona gioia a
chi lo beve. La complessità regala profumi nuovi a ogni sorso e la bocca si
arricchisce di una grande armonia. Un vino all’ennesima potenza
2007 a differenza
di quello in batteria si colloca leggermente sotto alla 2010 pur rimanendo un’ottima
bevuta. Ma potrebbe semplicemente essere una bottiglia in una fase di
rilassamento e non mi meraviglierei se magari tra un anno le valutazioni si
fossero invertite.
Note generali :
i vini dei fratelli Innocenti li conoscevo come tipologia,
vini di grandi strutture, importanti. Quello che non conoscevo è la longevità,
la capacità di mantenere inalterato nel tempo il colore, la struttura e la
freschezza. Bere un 1999 come un ragazzino lascia piacevolmente sorpresi a
ennesima prova se ancora ce ne fosse bisogno che il Brunello, lavorato con
maestria, è un vino immenso che nel tempo migliora senza alcun timore per gli
anni che passano.
L’ospitalità di questa cantina è smisurata, sembrava di essere
in famiglia e non da un produttore. E non serve aggiungere altro.
Non sarà facile potersi confrontare ancora a breve con una
batteria di vini di questo spessore e non posso che essere felice di essere
stato presente.
Arrivederci alla 2012.
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