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domenica 16 ottobre 2016

Viaggio in Cote d’Or – da sud a nord alla scoperta dei Finage del pinot nero

Mercoledì 12 Ottobre, nuovo appuntamento infrasettimanale del To Wine Tour 2016, un viaggio tra i sapori della Côte D’Or di Borgogna. Potevo mancare ?

Sala piena e nuova disposizione con tanto di telo e proiettore, una vera lezione, un grande ripasso didattico della Cote d’Or con un bel relatore, Pietro Palma, vero ctonio dei suoli borgognoni.
Otto grandi vini, un village, cinque 1er e 2 Grand Cru ci coccoleranno a dovere per tutta la serata.



Si parte con un’introduzione ai terreni, al clima, alla storia, al lavoro dell’uomo partendo dal concetto fondamentale di comprensione di alcuni termini: FINAGE, CRU, CLIMAT e CLOS.
FINAGE è il territorio comunale, la vera identificazione del terroir
CRU è un zona delimitata interna al Finage, delimitata geograficamente ma soprattutto per caratteristiche ottenute 
CLIMAT è un singolo appezzamento all’interno di un cru, una piccola parcella appartenente a un proprietario. Ogni Cru è diviso tra più climat salvo pochi, dominio di un singolo, denominate MONOPOLE
CLOS è un vigneto recintato, chiuso da un cancello, che si distingue per questo essendo esentato dall'obbligo di eseguire la vendemmia nelle date imposte dalle autorità comunali.
Risalendo verso nord la Borgogna, la Cote d’Or si estende per una cinquantina di chilometri e comprende le ultime due zone, se si esclude lo Chablis. Si parte da Santenay per terminare ai sobborghi di Digione. Cote de Beaune + Cote de Nuits.
33 grand cru in totale in Borgogna, 1 nello Chablis e 32 nella Cote d’Or….vorrà pure dire qualcosa.
Clima continentale, grandi escursioni termiche tra inverno e estate, gelate primaverili che spesso devastano i raccolti facendo selezione naturale.

Primo Finage, Chassagne-Montrachet, terra di bianchi, immediatamente a nord di Santenay, 70% di Chardonnay e 30% di Pinot Noir coltivato ancora sulle poche, piccole zolle argillo calcaree presenti. Il pinot nero assume caratteristiche medie, mai eccelse, ma di grande piacevolezza e bevibilità. Terra che dona tannini finissimi e serrati lasciando spazio ai fiori e al frutto profumati.


  • Chassagne-Montrachet 2012 – Domaine Lahaye
Si parte con questo Village dal colore chiaro, vivace, luminoso. Frutto profumato di ciliegie e fragoline di bosco, Gustoso ma non troppo complesso e poco persistente. Una piacevole nota balsamica e leggermente speziata accompagna il sorso fine ed elegante. Grande bevuta a poco prezzo. Il compagno ideale per un meraviglioso panino col salame !

Volnay. Si inizia a salire in direzione nord e incontriamo Volnay subito a ridosso. Terra di vini delicati ed eleganti, raffinatamente femminili. Le note floreali prendono il sopravvento sul frutto e incorniciano il vino in un giardino profumato



  • Volnay 1er Cru Les Mitans 2012 – Christophe Vaudoisey
Il primo dei 1er Cru, si sale di qualità nell’ultimo avamposto del Pinot Noir. Un rossetto rubino che ti bacia tra violette e mammole, ciliegie e piccoli frutti di bosco. Succo esile fresco che carezza gentile la bocca e la lascia in compagnia di tannini setosi. Se cecate un vino muscoloso avete sbagliato Finage ma se vi piace farvi coccolare senza troppo impegno questo potrebbe essere il vostro paradiso.

Pommard. Argille rosse, ferrose, una cantina che si è fermata nel tempo, fermentazione con soli lieviti indigeni, senza diraspare, senza controllare la temperatura. Vini potenti e muscolosi.



  • Pommard 1er Cru Les Rugiens 2009 - Domaine Lejeune
Un Pinot infinitamente balsamico, prugne mature e ciliegie nere, ricco di note terziarie eleganti, il boisè delle tostature del legno, il tabacco, il chicco di caffè profumato. Setoso e caldo. Emana calore dal bicchiere. Tutto con una semplicità incredibile e con un’eleganza sublime. Il re della serata, un re buono, mai arrogante. Un signore distinto che non puoi fare a meno di ascoltare. Un vino antico che ti incanta con i suoi racconti.

E arriviamo in terre di Beaune la “capitale della Borgogna. Finage variegato per la vastità del terreno, appezzamenti eterogenei chi regalano sorprese.



  • Beaune 1er Cru Clos Des Mouches 2012 – Gerbeaut-Billard
Un contadino di una volta, sporco di terra e muscoloso, potente ! Non si è aperto e non si aprirà completamente per tutta la sera. I suoi aromi sono viziati da una riduzione importante, quasi sulfurea che accompagna naso e bocca. Forti note animali, di cuoio, di pelliccia, di tabacco che sovrastano il poutpurri di rose e viole secche. Un frutto polposo, scarlatto e vivido, una spiccata nota vegetale di mallo. Deve essere domato per dare il meglio di si, o forse non riusciremo mai a domarlo. Il legno è la sua casa.


Il paradiso, Vosnee Romanee, 75ha di grand cru meravigliosi. La terra e La Romanee, de La Tache,  di St.Vivant, di Echezeaux e un solo sentiero separa il nostro 1er da Les Richebourgs perché siamo a Les Petits Monts. Vini intensi, persistenti, fieri e complessi. Frutta matura e spezie sono gli ingredienti di questi capolavori.



  • Vosne-Romanée 1er Cru Les Petits Monts 2013 – F. Gerbet
Aromi puri e inaspettati, naso tanto elegante quanto intenso di frutti rossi e neri maturi. Pulito è il suo aggettivo, limpido nel suo bouquet. Trama tannica fittissima e serrata, assolutamente presente ma mai irriverente. Bocca rotonda in perfetta armonia delle sue parti dure e morbide e la persistenza del nord della Borgogna da bella mostra di sé.
Pochi passi più a nord e incontriamo 




Vougeot. 50 ettari di terreni diversi ed eterogenei di Grand Cru, l’antitesi della Borgogna che recupera se stessa nel senso nei 100 Climats che compongono il suo puzzle e nei tanti Close. Il lavoro da alchimisti dei frati che fino alla rivoluzione francese avevano compreso potenzialità e differenze di questo “grande” appezzamento unico nella Borgogna.
  • Clos Vougeot Grand Cru 2013 – Armelle Rion
Rion merita un plauso per come lavora e per quanto vasta sia l’offerta dei suoi vini sempre con un prezzo eccellente ed abbordabile. Si sente il legno nuovo, ma siamo in Borgogna e salvo l’aroma persistente non sarà mai un problema conviverci. Il vino è carnoso, ricco di materia fresca e croccante, Di spezie e di terziari. Potente e con una buona sensazione alcolica che si mitigherà con qualche anno sulle spalle. Una bocca che si apre in un’immensa estensione di sensazioni senza mai terminare.

Proseguiamo il viaggio ancora non sazi per arrivare sui terreni di Morey-St-Denise. Nella parte centrale della Cote de Nuits, su terreni argillosi calcarei perfettamente drenanti dove il nostro primo Grand Cru si sollazza perfettamente a suo agio.



  • Morey-St-Denis 1er Cru Les Genavrières 2012 – G. Peirazeau
Se il colore e gli aromi di frutti di bosco rimangono perfettamente varietali, aumenta complessità e persistenza. Si aggiungono note di sottobosco e di legni profumati, qualcosa di esotico che va verso al te e alle spezie dolci. Un vino morbido e fine ma allo stesso tempo potente. Più austero dei suoi predecessori mostra la stoffa di cui è fatto. Tannini pronunciati ma mai grevi e una grande freschezza che si spande in bocca in piena armonia con il sorso.

Siamo arrivati al termine, Charmes-Chambetin ci aspetta in uno dei suoi rinomati Grand Cru. Solo la geografia e i confini imposti dall'uomo cambiano nome. Il Pinot nero che ci abita prosegue la sua naturale caratteristica e aromi e persistenza vanno sempre più a braccetto con frutto e freschezza.



  • Charmes-Chambertin Grand Cru 2008 – Domaine Des Varoilles
Spicca la texture tanica potente e setosa, il frutto di bosco intenso ma elegante, la freschezza innata e un fin di bocca dove la parte animale e balsamica si mischiano alle spezie profumate. Ottima interpretazione assolutamente esemplare del vino e della zona.



E abbiamo concluso, Pommard ci ha sorpreso tutti ma nessuno ci ha deluso e 3 ore sono passate velocissime tra racconti e sorsi, tra entusiasmi condivisi. Pietro ha fatto un eccelso lavoro di cucitura, un grande collante senza sbavature, un trait d’union di un viaggio piacevole dove avevamo una sola costante, il Pinot Noir.


Serate importanti per chi ama il vino !


giovedì 21 luglio 2016

L'eleganza dello Chardonnay : Pierre Gimonnet et Fils

Siamo nel cuore della Cote de Blancs, regno indiscusso dello Chardonnay, a Cuis per l’esattezza. 
Oltre 2 secoli di tradizione familiare nella produzione dello Champagne. 
Oltre la metà delle vigne ha più di 40 anni. Parcelle sparse in tante zone di cui 12ha di Grand cru. 
Ci arriviamo in tarda mattinata facendo cento metri a piedi giù per una collina. Una stretta strada che costeggia le vigne e che ci porta a questa elegante maison. Si vede la differenza rispetto ai piccoli RM dovuta alle dimensioni e quindi al giro di affari, 28ha di Chardonnay non sono pochi, ma lo champagne non si fa con le quantità, si fa anche e soprattutto con la passione. 

Il titolare guiderà la degustazione, elegante e compunto come i sui vini, puliti, precisi, perfettamente ordinati. Ogni particolare è curato e sta esattamente lì dove dovrebbe essere. Come tutte le cose maniacali non sprizza forse simpatia, ma non sarebbe giusto fare un torto ai suoi vini, 6 etichette che ci offre in degustazione. 



Brut è la parola d’ordine in champagne e qui manifesta il suo significato, si eleva all’ennesima potenza. 

Grandissimi equilibri nella ricerca della più alta eleganza. Lo stile universale delle grandi maison. 



Si parte con la Cuvée Cuis 1er cru, allegro, leggero e puro. Ottimo per un aperitivo. 
Rosè de Blancs, cuvée blanc de blancs a cui si aggiunge vino rosso di Bouzy per arrivare ad un bel rosato, cremoso, minerale e agrumato. Alla cieca sicuramente si scambierebbe per un bianco. 
Oger Grand Cru è l’unico da singola zona, realizzazione anomala per la maison che fa proprio delle Cuvée la sua arma vincente. Sarà suggestione ma il non essere uniformato lo rende intrigante, intenso e di carattere. 
Fleuron 2009, solo nelle grandi annate, non spicca in qualcosa di particolare ma dimostra quanto le cuvées possano incidere nello stile di uno champagne dando precisa identità. Il trionfo dell’equilibrio. 
Oenophile 2008, il mio preferito, non dosato ma lo stesso elegante, un abito bianco, ricco di merletti, con uno spacco vertiginoso che però rimane sempre perfettamente al suo posto. Immutabile. 
Si termina con lo Special Club 2010, cambia il nome ma lo stile è scolpito nella roccia. Vini di riserva di oltre 40 anni. L’incarnazione del sogno del proprietario.








Livello generale decisamente buono, per i puristi dello champagne e per gli amanti dei brut, senza se e senza ma. Personalmente amo un po di più l'azzardo e di conseguenza il cuore mentre in questa maison prevale nettamente la testa, ma non è un difetto ;-)

domenica 12 giugno 2016

Riesling d'Alsace. "Noble" Expérience

Sabato 11 Giugno, la delegazione Fisar di Empoli organizza una verticale imperdibile di Riesling Alsaziano della Maison Hugel. 
Perché imperdibile? per un sacco di motivi: La zona è nota ma poco conosciuta, non è facile trovare degustazioni che affrontano questi vini, il Riesling mi piace e l’espressione di queste zone è sicuramente tra le più alte, il relatore e gli amici della delegazione sono un ottimo biglietto da visita.

Prenoto dopo qualche giorno ma i posti sono già esauriti. Mi spiegano che le bottiglie sono poche e non riescono a trovarne altre e quindi non possono derogare al numero dei partecipanti. Pazienza…anche se a malincuore. A 2 giorni dalla degustazione mi chiamano perché si è liberato un posto ma siamo in 2 e quindi declino fino a sabato mattina, ancora una telefonata per 2 posti iberi, ringrazio con sorrisone sulle labbra e confermo senza pensarci due volte.

L'Alsazia è la regione conosciuta fondamentalmente per Strasburgo, “appoggiata” al confine orientale della Francia verso la Germania. Tante analogie con la Borgogna: una lunga striscia di terra che si stende da Nord a Sud appoggiata in questo caso a dei monti, i Vosgi, che la proteggono dalle intemperie che imperversano arrivando dall’Atlantico e che entrano all’interno della Francia. Un territorio molto eterogeneo per composizione, figlio di tante fratture dello stesso massiccio durante lo sviluppo 50 milioni di anni fa. Terreni argillosi-calcarei e calcarei e sabbioni, suoli marnosi e scistosi. Un vero mosaico. La regione più secca della Francia, con una temperatura media annuale simile a quelle dal nord del Piemonte nonostante siamo molte centinaio di chilometri più a nord. I cru da queste parti sono i vigneti, non i comuni o le maison e mi torna ancora in mente la Borgogna.

La AOC Alsace si compone nelle sue migliori espressioni, Alsace Grand cru, principalmente di quattro vitigni: Pinot Gris, Muscat, Gewurtztraminer e appunto Riesling. Quasi un appendice di quello Tedesco, oltre confine, nella regione del Reno e della Mosella. Il Riesling è un vino che va saputo aspettare, in vigna per lunghe maturazioni che donano finezza e aromi e in bottiglia per lunghi affinamenti che elaborano grandi complessità. In questa zona si producono anche Cremant, giusto come in Borgogna, ma di qualità non eccelsa.

Due parole sulla maison, gli Hugel producono vino dal XV secolo, dei pionieri, che hanno fatto nascere e diretto la Corporation des Vignerons. Coltivano su 25 etteri di proprietà sparsi tutto intorno a Riquewihr e acquistano uve da altri 100 ettari grazie ad accordi di lunga data che gli permettono di vinificare molte tipologie di vino a diversi livelli qualitativi.



I vini di stasera sono tutte vendemmie tardive (VT) di un unico cru, Schoenenbourg. Le annate 1997, 1996, 1995, 1990, 1989 e 1988. Il più giovane è un ragazzino di quasi 30 anni, il più vecchio si avvicina ai 40 per la maggior parte passati in bottiglia, come si fa da queste parti.


Passiamo alla degustazione dei singoli vini e non mi dilungherò, salvo per uno, sui magnifici color oro, ambrati, ricchi, che emettono una luce intensa e viva. Tutti perfettamente premonitori di quello che poi troveremo nel bicchiere. Ammalianti.



1997 è un ottima annata, condizioni climatiche ideali per arrivare al meglio alla vendemmia ai primi di Novembre. Acidità alta ma meno percettibile di altri forse legata ai 46g/l di residuo zuccherino che non riscuotono il consenso di tanti in sala a differenza del mio. Il vino che più di tuti gli altri per me dimostrerà un grandissima evoluzione nel bicchiere passando dalle nette e intense note di idrocarburi appena aperto ad un frutto maturo giallo importante, passando per note più evolutive a metà serata, per finire con sentori floreali che incantano nel finale. Potrei stare mezzora a trascrivere le tante percezioni provate, dai canditi alla cera d’api, le mele cotogne e le susine Claudia, il tabacco dolce e il miele di castagno per finire col rabarbaro. Un vino in bocca morbido e setoso, fresco, sapido, persistente, che chiude la bocca a fine serata con la dolcezza e i profumi del miele di girasole e le scorze di agrumi canditi. Grande equilibrio tenuto conto del residuo zuccherino e immensa eleganza. Poliedrico!

Indietro di un anno, 1996. Il vino per me più controverso della serata. Si apre nel bicchiere con quello che sembra essere una forte riduzione, note di vegetale cotto, di asparagi, che si fondono agli idrocarburi. Miscela di aromi poco elegante e abbastanza sgraziata per il mio naso. Oltre predominano gli agrumi ma soprattutto un forte odore di mare, di iodio, di salmastro, di gusci di ostriche abbandonati sugli scogli. Molto più secco del precedente, 25g/l, con un acidità molto spinta, che punge la bocca. Non si aprirà mai durante la serata rimanendo con la sua personale espressione di riesling. Un duro!

Il 1995 termina il primo trittico alla grande. Annata eccellente per il Riesling, ottimale per le VT. Terzo vino, terza espressione diversa. Il Riesling si dimostra poliedrico come nessun altro. L’idrocarburo in questo caso vira più al chimico, al crystal ball, anche se aprendosi nel bicchiere diventerà più gentile e godibile, spostandosi nel finale verso a note di tartufo. Lo zafferano si presenta in maniera molto intesa, quasi prepotente lasciando interdetti qualcuno dei partecipanti. E’ una nota evolutiva molto particolare che può anche non piacere ma sicuramente inconfondibile. I classici agrumi canditi e la curcuma accompagnano a lungo il sorso. La bocca, scaldandolo, regala sensazioni complesse dove si riconoscono ananas, nespole e ginger. Ottimo equilibrio ed eleganza. Se non il migliore sicuramente sul podio.

Un salto indietro di cinque anni, 1990, maturazioni perfette, la fine dei primi tre anni in cui la maison decise di iniziare a produrre VT. Un vino per me misterioso e sfortunato. Una bottiglia fallata ma può succedere, nessuno si scandalizza e condividiamo tutti volentieri la bottiglia rimasta. Si presenta austero e chiuso, arroccato nel bicchiere. Note molto lievi sia del frutto che dell’idrocarburo. Una presenza burrosa che si evolverà più avanti e che ricorda molto il burro di arachidi e le nocciole tostate. La paglia e le tostature sono i profumi più evidenti. In bocca purtroppo non cambia molto e il vino che tutti speravamo si aprisse col tempo nel bicchiere rimane invece in disparte, disinteresato, poco riesling, molto sapido e con una nota amara nel bouquet finale che sicuramente non aiuta. Timido e scontroso, au revoir !

Ci pensa il 1989 a farsi perdonare. Un colore incredibile, ancora fresco, più chiaro degli altri nel suo paglierino carico, giovane. Si intuisce già un frutto più croccante e un acidità infinità solo guardandolo. Alla cieca chiunque lo avrebbe indicato come il più giovane della serata. Gli annali parlano di un estate calda e secca con un lunghissimo potenziale di invecchiamento e direi che non sbagliano affatto. Kerosene, buccia di agrumi grattugiata, di limone, di arancia, di cedro del libano. Per la prima volta si sente netta la pera e la mela non troppo matura. Un vino che si mastica in bocca da quanta materia possiede e che ci accompagna con i suoi profumi dall'ingresso fino alla fine del sorso e oltre. Sapido e fresco come un ragazzino. Il migliore della serata. Cocoon!

Si arriva alla fine col 1988 e si torna correttamente nei ranghi. Un oro antico nel bicchiere ma cristallino, sfavillante. Idrocarburi e botrite accolgono il naso che si avvicina al bicchiere già molto prima di entrarci. Torna lo zafferano, la paglia, i canditi, il ginger. Un vino elegante, sapido e fresco, di buona struttura che ha un solo piccolo “difetto”, chiude presto e lascia una nota amara in bocca. Comunque un gran finale !



Sei riesling, sei VT, nessuno stanco, anzi ! Brillano tutti nel bicchiere e ci hanno dimostrato come la stessa uva, nello stesso cru abbia la fantastica capacità di evolversi in modo diverso, anche molto diverso, Rimanendo su caratteristiche base ma arricchendosi di sfumature personali diverse uno dall’altro, da un anno all’altro.


Non rimangono che i ringraziamenti di rito e l’applauso tributato dalla sala a Francesco Villa che ci ha guidato in questa bella serata. Ci vediamo sicuramente alla prossima.

i vini del Sud Africa