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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2015

Pinot nero dal mondo

Seconda e ultima lezione di un interessante corso organizzato da FISAR Firenze sul Pinot Nero, in tutte le sue espressioni escluso la più famosa, la Borgogna.
Questa lezione si articolava sul "resto del Mondo" e in particolare sei vini provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Patagonia, California e Oregon di cui riporto di seguito una breve nota degustativa con appunti presi durante l'assaggio




Gnarly HeadPinot Noir 2013 (California)
Classico vino della California, il legno c'è e si sente. Rubino abbastanza carico e brillante, varietale nel frutto ma nel bicchiere sprigiona decisamente le note della tostatura fino alle note di gomma bruciata, una "sgommata" in piena regola che si attenua pian piano nel tempo. Caldo, fresco e con un finale medio e "dolcino"


Urlar Estate Pinot Noir 2011 (New Zealand - North Island)
Chiuso al naso e avaro in bocca, si sentono i suoi 14 gradi, il frutto, le spezie e il legno. L'equilibrio nonostante…

Main Divide - Pinot nero dalla Nuova Zelanda

Main Divide è il nome Neozelandese delle Alpi del Sud, la catena principale dell'isala Sud della Nuova Zelanda.
Tecniche borgognone tradizionali, piccoli tini, follature frequenti e successivo affinamento in barrique di rovere per 12 / 18 mesi.
La prima cosa che salta all'occhio è la gradazione alcolica, 14,5° !
Frutto ricco di amarene e ciliege, cioccolato e spezie, corpo pieno, rotondo, rubino brillante, intenso e trasparente.
Non ha la complessità di un francese ma l'isola del sud con le sue pioggie e le escursioni termiche da buoni vini con frutto, freschezza e una leggera sapidità.

Il prezzo forse è altino ma si sa, quando si bevono vini stranieri, le quotazioni sono diverse da quelle che pagano loro....peccato.



A cena (si fa per dire) con le anfore

Bella iniziativa della Divina Enoteca di Firenze che ha dato l'opportunità di degustare 5 vini di aziende biodinamiche (Casadei e Cacciagalli) vinificati e affinati in anfore di terracotta dell'Impruneta. Uno spumante metodo classico con liqueur d'expedition fatto da sangiovese vinificato in anfora, un sangiovese e un syrah toscani e un Fiano e un Piedirosso Campani. il tutto accompagnato da panini sfiziosi preparati dalla padrona di casa.


Si parte con Casadei, Castello del Trebbio, metodo classico millesimato, 18 mesi sui lieviti, carbonico, pungente, perlage fine e molto persistente, chardonnay e trebbiano della Rufina  con la massima espressione di freschezza che questo territorio permette, liqueur d'expedition realizzato con sangiovese in anfora della stessa annata, colore paglierino intenso con riflessi rosati che conferiscono al vino l'idea dell'oro vecchio, non troppo brillante a causa probabilmente del sangiovese che porta con se microresidui dell…

Vie di Romans - La passione per il vino e per il territorio

50 ettari di superficie vitata nella DOC Isonzo, immediatamente a ridosso del confine col Carso. Una terra con uno scheletro presente e molto ben visibile appena uno si avvicina alle vigne, un terreno di argille ricche di ferro che donano colore e tipicità ai frutti che vengono coltivati. Tanta passione, e si vede, dell'azienda ancor prima di avere assaggiato i vini. La cura per la vigna, la cura dell'ambiente, la cura della cantina e la grande ospitalità dimostrata sono il miglior biglietto da visita di questa splendida realtà.
Per parlare di quello che ho visto e avuto il piacere di degustare servirebbe un libro, non un blog, ma cercherò di riassumere al meglio le sensazioni ricevute da questi meravigliosi vini con dei semplici appunti.
Vie di Romans, Chardonnay 2012
Grande finezza e enorme eleganza, corpo, struttura, freschezza viva, frutta profumata. Lunga persistenza. Un solo difetto, la barrique nuova è veramente "prepotente" e soffoca sopratutto il naso che pru…

Salcetino - Chianti Classico 1987 - Emozioni

27 anni, la zona è buona (Radda), la conservazione anche, non è sceso e sembra ancora bello scuro. Siamo assolutamente fuori dalla finestra di bevibilità ma la tentazione di aprirlo è tanta. Che dite lo apro o gli lascio continuare il suo riposo ? Aprirlo e ucciderlo sarebbe triste...

Lo apro !
 La cantina che lo ha prodotto ha cambiato nel frattempo proprietà e adesso è gestita da una società di Udine.
Tanti commenti su Vivino pian piano mi hanno convinto a rendere omaggio alla fatica fatta tanti anni fa dal vignaiolo. Probabilmente anche da giovane non era un grandissimo vino ma adesso è assolutamente affascinante.
Aperto finalmente, il tappo è buono, il profumo anche, lo lascio un paio di ore aperto nella bottiglia e poi vediamo cosa ne esce.

Bella sorpresa, al limite dell'incredibile, il colore ha retto bene, tende all'aranciato ma è normale e la base è ancora rubino. La brillantezza se n'è andata, le note sono opache ma è normale che sia così.
Nel bicchiere è appen…

Claudio Cipressi vignaiolo, Tintilia e non solo

Il Molise non è la Borgogna, Bordeaux, il Piemonte o la Toscana. Difficilmente chiunque di noi pensa al Molise per cercare un vino e è un peccato, soprattutto quando poi si incontrano realtà come quella di Claudio Cipressi vignaiolo in San Felice del Molise.

La Tintilia poi credo che sia sconosciuta alla maggioranza. Vitigno quasi scomparso, cosiderato per anni l'unica vera eccellenza della regione e poi abbandonato a lungo per dare spezio a vitigni con rese più alte.
Per molto tempo è stato considerato un parente del Bovale Grande oppure un vitigno di origine spagnola (l'etimologia è di chiara origine spagnola, dove "tinto" indica il rosso intenso dell'uva e del vino che ne deriva).
Claudio Cipressi con fatica e dedizione coltiva sedici ettari vitati con piante autoctone: undici di Tintilia del Molise, tre di Montepulciano, due di Falanghina e uno di Trebbiano.

La degustazione si è svolta in ottobre presso la delegazione Slow Food di Scandicci (FI) a cui era p…