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Fleury Perè et fils, nel regno della biodinamica



Inizio con questo una serie di brevi articoli di approfondimento sulle cantine che ho avuto modo di visitare a inizio giugno in Champagne


Fleury Perè et fils

Prima delle cantine visitate, tappa intermedia del viaggio che arriva a Courteron. 
Siamo nella regione dell’Aube, Cote de Bar, e ho attraversato mezza Francia tra colture infinite. 

Biodinamici fieri dal 1989, producono champagne da 4 generazioni iniziando a piantare Pinot Noir subito dopo le distruzioni della fillossera. Duecentomila bottiglia all’anno da 15 ettari su terreni argillosi e calcarei  di cui 85% coltivato a pinot nero, un 10% a chardonnay e il rimanente tra pinot bianco e pinot grigio per mantenere tradizioni e vitigni comunque autorizzati. 



 
















Si parte la visita con ampie spiegazioni sui concetti della cultura biodinamica secondo i dettami classici di Rudolf Steiner e sull’uso dei sui due prodotti base, il corno letame e il corno silicio con tanto di “presentazione” di un magnifico cristallo di quarzo, di un corno di mucca e di barattolino di letame. 
Circa la metà delle loro colture sono biodinamiche e ne sono profondamente orgogliosi.  Sono 4 vini in degustazione: dal classicissimo Blanc de Noirs, alla cuvée Fleur de l’Europe sempre a prevalenza PN, per passare al Rosé de Saignée che rimane in macerazione delle uve non pressate per un giorno, per finire con la cuvée Robert Fleury millesimato 2005, extra brut, dove oltre all’impiego dei tre uvaggi classici dello champagne si recupera anche l’uso del Pinot Bianco per un buon 30%.



Le rese in vigna sono quelle che troveremo un po’ in tutte le visite, tra i 100 e i 120q/ha. Le vigne basse, attaccate al suolo, 60cm massimo da terra, con impianti su filari pari 90x90cm che garantiscono le 10000 piante per ettaro. Alta mineralità dei terreni kimmerdiggiani e frutto del pinot noir si fondono in vini di grande eleganza e alla stesso tempo carattere da vendere. Puliti e eleganti a dispetto di chi giustifica i biodinamici dicendo che è naturale che possano avere qualche “puzzetta”. 



Si parte dal Blanc de Noir, pinot nero rotondo, equilibrato, con un dosaggio classico di circa 8g/l che aggiusta sempre equilibli e gusti. Si passa al Fleur del l’Europe, 85 % pinot noir - 15 % chardonnay, miele e fiori d’acacia, bocca ampia, rotonda, generosa e ricca di profumi. Quel poco chardonnay aggiunge comunque delicatezza ed eleganza al vino. E’ la volta del rosè, fragole e lamponi croccanti, persistente e profumato.La attacca morbida prima al naso e poi in bocca con fiori freschi bianchi di acacia. La  Cuvée Fleury si apre ampia in bocca cedendo pian piano il passo al frutto deciso dei due pinot per terminare con la frutta secca,  il miele e la fragranza dei biscottini appena sfornati in pasticceria. Tripudio sensoriale perfettamente integrato ma non fuso, con note distinte e di carattere deciso. L’immagine della proprietaria orgogliosa del suo corno in mano rimarrà a lungo con me, nei miei ricordi.







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