Passa ai contenuti principali

Pinot nero dal mondo

Seconda e ultima lezione di un interessante corso organizzato da FISAR Firenze sul Pinot Nero, in tutte le sue espressioni escluso la più famosa, la Borgogna.
Questa lezione si articolava sul "resto del Mondo" e in particolare sei vini provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Patagonia, California e Oregon di cui riporto di seguito una breve nota degustativa con appunti presi durante l'assaggio




Gnarly Head Pinot Noir 2013 (California)
Classico vino della California, il legno c'è e si sente. Rubino abbastanza carico e brillante, varietale nel frutto ma nel bicchiere sprigiona decisamente le note della tostatura fino alle note di gomma bruciata, una "sgommata" in piena regola che si attenua pian piano nel tempo. Caldo, fresco e con un finale medio e "dolcino"


Urlar Estate Pinot Noir 2011 (New Zealand - North Island)
Chiuso al naso e avaro in bocca, si sentono i suoi 14 gradi, il frutto, le spezie e il legno. L'equilibrio nonostante tutto è buono, i tannini ben levigati e un finale medio di scarsa soddisfazione. C'è di meglio a questo prezzo.


Kleine Zalze Pinot Noir 2009 (South Africa Western cape)
 Frutto tipico, balsamico e nette note empireumatiche. Buona la freschezza, tanti tannini ma non aggressivi, setosi, buona la complessità con un bel tabacco che esce nel finale. Dopo una mezzora le note di tostatura sono molto marcate e lo condizionano nel gusto non poco.


Bodega Familia Schroeder Puestero Pinot Noir 2010 (Patagonia - Argentina)
Orribile al naso, niente in bocca. Se vi piace il crystal ball questo è il vostro vino. Su tre bottiglia una "tappata" le altre imbevibili. Peccato, probabilmente un lotto sciupato e spero per loro che possano fare di meglio. Ingiudicabile.


Plantagenet Omrah Pinot Noir 2012 (Western Australia)
Un vino nel complesso semplice, pulito, corto, ma senza particolari difetti. Le note sono quelle varietali anche se tutte a livello abbastanza basso. Ciliege, lampone e spezie, ma è soprattutto il fruttato che viene fuori. Finale corto e di poca soddisfazione.


Dundee Hills Pinot Noir Sokol Blosser 2011 (Oregon)
Per chiudere la serata finalmente un buon pinot nero, siamo ai livelli di un buon village borgognone, e sicuramente è un complimento. Elegante, pulitissimo, alcol perfetto, tannini setosi, frutto fresco, e un bel finale persistente. In Oregon si fanno buoni vini, peccato per il prezzo un po elevato.

Commenti

Post popolari in questo blog

Gita in Friuli : Az. Agricola Silvano Ferlat

Moreno ci aspetta in vigna, simpatico e gentile come sempre. Ci siamo incrociati già alcune volte in varie manifestazioni e conosco i suoi vini, ma visitarlo in azienda sarà una cosa diversa, ne sono sicuro. È una piccola azienda a conduzione familiare, fondata nel 1950, biologici non certificati dal 2000 e con certificazioni dal 2017. Obblighi di cui farebbero volentieri a meno visto che non aggiungono niente al loro lavoro se non costi e scartoffie. Siamo nella D.O.C. Friuli Isonzo ma molti loro vini sono per scelta IGT. Gli ettari di vigneto coltivati con i metodi dell’agricoltura biologica sono 6,5, tutti lavorati con rame, zolfo e Bacillus, fertilizzanti naturali di origine animale. Nessun Sovescio visto la ricchezza organica dei terreni di argilla rossa, ciottoli e sabbie, ma anzi cura dell’inerbimento naturale che aiuti a contrastare un po’ la naturale vigoria della vigna.  L’obbiettivo è ottenere vini personali e riconoscibili “La qualità dell’uva passa attraverso i

Gita in Friuli : Mario Schiopetto

1965 - Mario imbottiglia il primo “Tocai“ e da inizio alla storia del vino bianco friulano moderno. Un pioniere che come spesso accade è un visionario che prende spunto dall’osteria del padre e dai lunghi viaggi fatti come camionista per vedere, imparare e sviluppare. Grandi intuizioni, carattere, tenacia e voglia di apprendere lo legheranno negli anni ai grandi dell’enologia moderna, da Veronelli a Gaja, a Incisa della Rocchetta, Ceretto, Antinori, Biondi Santi. La storia del vino di qualità in Italia passa per queste vigne. Proprio i viaggi segneranno il suo stile, l’eleganza Francese e la tecnologia Tedesca insieme all’uva Friulana segneranno in modo indelebile i vini di questa azienda. Ci accompagna nella visita l’enologo dell’azienda, gli Scopietto (figli) hanno venduto la proprietà ad un importante gruppo ma lui parla e ci racconta come se fossero ancora loro a guidarla. Come se fosse ancora Mario. Tanta passione e consapevolezza. Una trentina di ettari

Montalcino gli ultimi vent'anni nel bicchiere - Azienda Agricola Innocenti

6 dicembre, una magnifica giornata di sole, un gruppo di amici appassionati. Destinazione Montalcino, Frazione Torrenieri, Località Citille di Sotto, all'estremo dei terreni del comune. Colline dolci che guardano Montalcino, circa 400metri s.l.m. con vigne ben esposte a sud. Azienda familiare dei fratelli Massimo e Gianni Innocenti che ci aspettano cordiali come sempre, insieme all’enologo dell’azienda, per una fantastica verticale di 8 annate di Brunello di Montalcino più l’anteprima della 2012 che tra poco sarà messa in commercio. E come se non bastasse 2 annate di Brunello Riserva e 2 annate lontane tra loro di Vignalsole, il loro IGT che unisce al Sangiovese del Cabernet Sauvignon e del Merlot. Cinque ettari di vigneto in tutto coltivati nel rispetto degli impianti storici per ottenere il massimo risultato qualitativo. Si è proprio la qualità del prodotto su cui questa famiglia si impegna quotidianamente. Il Brunello che producono è quello p