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A cena (si fa per dire) con le anfore

Bella iniziativa della Divina Enoteca di Firenze che ha dato l'opportunità di degustare 5 vini di aziende biodinamiche (Casadei e Cacciagalli) vinificati e affinati in anfore di terracotta dell'Impruneta. Uno spumante metodo classico con liqueur d'expedition fatto da sangiovese vinificato in anfora, un sangiovese e un syrah toscani e un Fiano e un Piedirosso Campani. il tutto accompagnato da panini sfiziosi preparati dalla padrona di casa.


Si parte con Casadei, Castello del Trebbio, metodo classico millesimato, 18 mesi sui lieviti, carbonico, pungente, perlage fine e molto persistente, chardonnay e trebbiano della Rufina  con la massima espressione di freschezza che questo territorio permette, liqueur d'expedition realizzato con sangiovese in anfora della stessa annata, colore paglierino intenso con riflessi rosati che conferiscono al vino l'idea dell'oro vecchio, non troppo brillante a causa probabilmente del sangiovese che porta con se microresidui dell'anfora, fiori, frutta, agrumi (nel finale), lieviti e crosta di pane. Molto, molto buono !


Si passa alla Campania con i Cacciagalli, una giovanissima realtà dell’Alto Casertano, alle falde dello splendido vulcano spento di Roccamonfina, in quella che gli antichi Romani chiamavano Campania Felix e che ancora oggi è capace di dare origine a prodotti di eccellenza, e che eccellenza ! Sia parte con un bianco, Fiano, nasce e si affina in modo assolutamente biodinamico, senza chimica, senza travasi, senza filtraggi e si vede. Terracotta dell'impruneta da 8hl, tre mesi di macerazione, 6 mesi di affinamento, terre vulcaniche ricche di nutrimento e mineralità, polpa gialla ricchissima, fiori gialli profumatissimi, un corpo immenso, morbido, sapido, lunghissimo e non filtrato. Un alcol che non si sente assorbito da tanto corpo che si riesce a masticare. Complimenti !





Ancora in Campania con un rosso difficile, il Piedirosso. Difficile da vinificare a causa delle forti riduzioni a cui va incontro, difficile da valorizzare perche molto delicato e soggetto a essere penalizzato da travasi e filtraggi. Tutto questo non accade grazie a questo modo di produrre. Il vino rimane integro sei suoi profumi delicati ma vivi, 1 mese di macerazione, almeno sei mesi di affinamento, Profumato di fiori e frutta rossa, grande corpo, ribes che svetta su tutto, sapido, un leggero sentore di pellame tipico, buona freschezza, non troppo persistente. Non filtrato.




E si torna in Toscana, sempre nella tenuta del castello del Trebbio che produce normalmente Chianti Rufina e ha avviato un bellissimo progetto biodinamico che parte dalla vigna con l'impiego dei cavalli al posto del trattore o delle oche per diserbare sotto la vigna. Un esercito di oche che lavora al posto delle macchine dove l'impìego del cavallo non lo permetterebbe. Il primo vino è un Sangiovese, simbolo della zona e della Toscana. Putroppo la foto ha avuto dei problemi e non è il massimo ma il vino è veramente eccellente. Rubino chiaro come si merita un sangiovese, grande freschezza dal territorio, un frutto tipico e vivo, ciliege e lamponi, viole, liquirizia, spezie, balsamico. Tannini dolci con una trama fitta e piacevole, medio corpo, buona persistenza. Se questo sono le anfore, avanti tutta !





Per ultimo una perla. Sempre in Toscana ma spostati sulla costa della Maremma, per la precisione a Suvereto, per produrre un Syrah da far invidia agli Chateneuf di Pape. Grandi spezie, pepe nero profumatissimo, more, mirtilli, ma non marmellatosi, freschi e piacevoli, elegantissimo, ottima finezza, con un buon corpo e una bella struttura, lungo e piacevole al palato, caldo nei suoi 14 gradi. Ottima espressione della maremma. e grandissimo lavoro in vigna e in cantina con le anfore. Complimenti a che sta credendo fermamente in questo modo di produrre i vini e se questi sono i risultati credo che in molti debbano perlomeno capire cosa e come si ottiene.


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