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Gita in Friuli : La Castellada

Siamo a Oslavia nel Collio Goriziano, a pochissimi chilometri dal confine della Slovenia, terra dove si intrecciano tre culture, quella Austriaca, quella Slovena e quella Italiana. Terra che è passata da essere il sud in un popolo, quello austriaco dove si producevano vini rossi, a essere il nord di un altro popolo, quello italiano, dove si producono vini bianchi. Punti di vista diversi della stessa realtà. Terra di vini macerati che oggi stanno vivendo un momento di estremo interesse e attenzione degli appassionati. Vini che animano facilmente diatribe. Vini che… o li ami o li odi, senza troppe mezze misure. 

Ci aspetta Stefano Bensa, nipote di Giuseppe che al ritorno nelle sue zone di origine, dopo aver lavorato in Svizzera, decide di acquistare casa, terreni, e avviare un’attività come osteria. Proprio tramite quell'osteria inizieranno a vendere i vini che producono nei terreni adiacenti.

Ancora una volta culture biologiche, rame e zolfo per contrastare la peronospora e l’oidio. La vigna è completamente inerbita anche qui per creare un equilibrio con le ricchezze dei terreni, per contenere possibili smottamenti a causa delle frequenti piogge consuete da queste parti. Le viti sono più basse rispetto a quello che avevamo visto prima, più “francesi” come realizzazione. Quasi sempre vendemmie anticipate rispetto alle altre zone friulane

Bassissime densità di impianto, 3000 piante per ettaro, e classico doppio guyot per l’allevamento. Ribolla gialla, Friulano (qua tutti lo chiamano ancora Tocai!), Malvasia Istriana, Pinot Grigio e Merlot. Non si può sbagliare!

In cantina tecniche tradizionali ma da vino rosso a dispetto del colore dell’uva. La ricerca della stabilità nel tempo e di alta qualità ha portato a convertire il modo di vinificare in questa direzione. Macerazioni in tini troncoconici per periodi più o meno lunghi a seconda del tipo di uva. Affinamento per due anni in legno, in vecchie botti grandi, barriques o tonneaux. Uso della solforosa ridotto ai minimi termini, travasi solo se necessario, nessun controllo automatico della temperatura. Tutto in modo molto “naturale. Nessuna filtrazione, solo decantazioni naturali e via in bottiglia per un anno prima di essere venduti. Minimo intervento umano e alta qualità.

Il vitigno più Friulano è la Ribolla gialla e sarà proprio da questa che inizieremo la nostra degustazione.

La Ribolla è un vitigno che tradizionalmente da una bassissima struttura ma ha una buona carica aromatica e una grandissima freschezza. Partiamo da assaggi di botte per comprendere l’evoluzione di questi vini. Non esistono tempi certi ma è la natura che li detta: le macerazioni vanno avanti fintanto che tutti gli zuccheri non si sono trasformati e la malolattica è svolta. Possono essere di un paio di settimane o di qualche mese, non importa. La natura li regola e da lì parte l’affinamento.
Tutti i vini in degustazione sono 2011 salvo la riserva VRH che è un 2007 così come il Rosso della Castellada. Ma andiamo in ordine

Ribolla gialla, fieno e fiori secchi, mimose appassite, frutta secca e disidratata, albicocche, tannini ben percettibili, grandissima freschezza, corpo e struttura. Entra diretto, si apre avvolgendo piacevolmente la bocca e si distende nel finale. Personalmente non amo tropo i macerati ma questo ha una freschezza così spiccata che si lascia perdonare ogni pesantezza evolutiva.

Chardonnay, cambiano gli aromi e si vira al burro bruno, allo yogurt, alle noci e alle spezie dolci. Più impegnativo della ribolla ma di buona soddisfazione e grande complessità. Anche in questo caso la freschezza e la sapidità accompagna bene il sorso fino a fine bocca lasciando che a proseguire sia la persistenza.

Pinot Grigio, si perde un po’ di note aromatiche dell’uva per andare verso aromi complessi dell’evoluzione ma la malolattica su queste uve da questo effetto. Rimane un mix di legni e spezie, di frutta secca e stramatura con una lunghissima persistenza. Difficilmente sarebbe riconoscibile nella sua varietalità ma per gli amanti dei gusti decisi può essere un paradiso.

Friulano, grasso e di struttura rispetto ai primi sentiti. E ancora fiori secchi, agrumi canditi e un alto mineralità quasi pirica. Sicuramente molto espressivo, sicuramente molto macerato.
Sauvignon, perde completamente il varietale di queste parti, quello verde, quello che si ama o si odia, pur mantenendo note esotiche molto mature, una buona acidità e l’agrumato candito tipico di queste pratiche di cantina.

VRH, tre quarti di chardonnay e uno di sauvignon, aumenta l’intensità cromatica fino a raggiungere veramente il colore “orange” che identifica questi vini per gli anglosassoni. Spezie dolci, frutta candita, miele. L’intero spettro dei terziari evolutivi. Ancora una volta sapidità e freschezza dominano e sorreggono il sorso riuscendo ad equilibrare la grande struttura.


E infine il Rosso della Castellada, prevalentemente Merlot arricchito da Cabernet Sauvignon. Una grande armonia di frutti di bosco, note balsamiche, liquirizia, caffè tostato, tabacco da sigaro. Un vino complesso, morbido, rotondo, che riempie bocca e sensi. Sicuramente un grande rosso, facile da capire, ottimo per gli amanti del merlot.

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