Passa ai contenuti principali

Gita in Friuli : Az. Agricola Silvano Ferlat

Moreno ci aspetta in vigna, simpatico e gentile come sempre. Ci siamo incrociati già alcune volte in varie manifestazioni e conosco i suoi vini, ma visitarlo in azienda sarà una cosa diversa, ne sono sicuro. È una piccola azienda a conduzione familiare, fondata nel 1950, biologici non certificati dal 2000 e con certificazioni dal 2017. Obblighi di cui farebbero volentieri a meno visto che non aggiungono niente al loro lavoro se non costi e scartoffie. Siamo nella D.O.C. Friuli Isonzo ma molti loro vini sono per scelta IGT. Gli ettari di vigneto coltivati con i metodi dell’agricoltura biologica sono 6,5, tutti lavorati con rame, zolfo e Bacillus, fertilizzanti naturali di origine animale. Nessun Sovescio visto la ricchezza organica dei terreni di argilla rossa, ciottoli e sabbie, ma anzi cura dell’inerbimento naturale che aiuti a contrastare un po’ la naturale vigoria della vigna. 

L’obbiettivo è ottenere vini personali e riconoscibili

“La qualità dell’uva passa attraverso il massimo rispetto dell’ambiente” <cit.>

E è proprio questo che trasuda dalle parole di Moreno, rispetto per la natura e per l’ambiente. Un concetto che sentiremo ripetere all’infinito durante tutta la gita.
“Alla costante ricerca della maturazione perfetta dell’uva” perché è in vigna che nasce il vino e è l’uva che trasmette le caratteristiche personali, del terreno e dell’annata nel vino che beviamo.
Impianti tradizionale con guyot monolaterale o con il classico doppio archetto capovolto diffusissimo in queste zone, diradamento dei grappoli in eccedenza, la nota “Vendemmia Verde” finalizzata chiaramente non alla resa ma alla qualità. Spiccata biodiversità presente nella vigna più grande dove varietà diverse sono coltivate una a fianco dell’altra.

La vendemmia viene attuata ricercando la perfetta maturazione delle uve, vendemmiando totalmente a mano in modo da poter controllare i grappoli che utilizzeranno nella produzione dei vini. Questa lavorazione permette inoltre di individuare e suddividere ogni partita di uva per poterla lavorare in maniera separata e dedicata.

Qualità del prodotto e rispetto della natura il tutto indirizzato a prodotti riconoscibili non per etichetta o marchio ma per la stessa realizzazione.

Moreno ci ha preparato anche un ottimo pranzo a base di salumi e formaggi tipici e Frico una frittata meravigliosa con patate, Montasio, croccante fuori e morbida e filante dentro. La sua azienda non fa ristorazione ma l’ospitalità qui è di casa.

E mentre pranziamo scorrono i vini

Pinot Grigio ramato 2016, la prima annata in cui cambia modo di vinificarlo e si passa dai 3gg di tutta la massa a due masse separate di cui una sta solo una notte a contatto delle bucce spingendo frutto e freschezza e la seconda 7 giorni per ottenere struttura e potenza. Un fantastico mix fresco, con aromi varietali di pera, di grande armonia e ampiezza a centro bocca, con un leggerissimo tannino che lo impreziosisce.

Friulano 2016, macera 1 notte, batonnage fino all’imbottigliamento, malolattica svolta naturalmente. Ci pensa la sapidità a spingere la freschezza e ancora una volta il vino si apre volentieri in bocca ampio e avvolgente. Fieno e fiori secchi incorniciano una bocca grassa di frutta bianca che si spegne in un finale leggermente ammandorlato, indubbiamente Friulano.

NoLand vineyard bianco 2016, terza annata imbottigliata, un mix delle sue uve dallo stesso vigneto. 50% Friulano, 30% chardonnay e 20% Ribolla gialla, ma le percentuali cambiano di anno in anno in funzione di quello che la natura offre nel vigneto. Un po’ in cemento e un po’ in tonneaux. La freschezza della ribolla, il corpo e la sapidità del Friulano e le rotondità dello chardonnay. Una leggerissima nota di legno perfettamente armonizzata nel sorso.

Grame 2015, Malvasia istriana, 12/15 gironi di macerazione e poi cemento, Un tripudio di profumi e di armonie. Camomilla, ginestre, miele, albicocche e una sferzata speziata di pepe bianco. Peccato non avere avuto disponibilità in vendita perché è un vino che regala sensazioni piacevoli e intriganti.

Vin del Paron, moscato giallo secco, distonico tra naso e bocca. Nato per piacevolezza del babbo di Moreno come vino da regalare a chi aiutava in vigna. Non è in commercio ma non importa. Una settimana di macerazione dona ai classici varietali simili anche ai moscati quel pizzico di sofisticatezza della frutta secca.

Il Friuli è oggi terra di bianchi ma una volta i rossi avevano il 50% della produzione. Rossi crudi, scontrosi, come piacciono da queste parti. A Moreno questo non piaceva e ha cercato di percorrere una strada diverse con le stesse uve, il Cabernet Franc. Un’uva fantastica che se non maturata a dovere rende vini verdi, sgraziati con intensi aromi vegetali di peperone. Bene il risultato di questo Cabernet Franc 2015 è assolutamente agli antipodi. Ci sono sì note vegetali al naso e in bocca ma eleganti che accompagnano discretamente una pepatura piccante, immensa e gustosa. Pepe nero, frutto nero maturo e alloro macinato il tutto ben cucito da grande freschezza e mineralità. Davvero un bel vino !

Ancora un NoLand Vineyard, questa volta rosso, 2015. L’uva nera principe delle Venezie, il Merlot, occupa il 90 % di questa bottiglia insieme a Cabernet sauvignon e Cabernet Franc. Un taglio Bordolese/Friulano dove la parte balsamica si unisce al frutto nero. Il legno lo marca leggermente ma servirà nel tempo per arricchire il bouquet e impreziosire la parte tannica.


Un vino a sorpresa, sbuca una magnum non etichettata. Il colore rosso cupo, violaceo, profondo. E’ proprio il Sessanta, annata 2011, la prima annata imbottigliata. 1960 è l’anno del vigneto Sembra nato ieri tanto è brillante e fresco questo cru di Cabernet Franc. Un vino importante, fatto da un’attenta selezione delle uve in vigna.  Una leggera indecisione all’apertura ma del tutto lecita. Giusto un attimo per aprirsi e allargarsi in bocca. Frutta nera, note di caffè, un leggero boisé, liquirizia. Morbido e rotondo al palato con dei tannini setosi. Fresco abbastanza da terminare il calice in un batter d’occhio. 

Applausi prima di ripartire.

Commenti

Post popolari in questo blog

Montalcino gli ultimi vent'anni nel bicchiere - Azienda Agricola Innocenti

I profumi di Lamole

Calda sera di luglio, senza andare al mare…. c’è una bella serata al To Wine con i produttori di Lamole, c’è l’aria condizionata, amici, grandi vini del territorio, i produttori e un bel buffet. Affare fatto ! Lamole è un anfiteatro naturale posto a metà tra Greve e Radda, tra i 500 e i 700 metri di altitudine, che si apre protetto a nord dal Monte San Michele con un’esposizione ottimale per coltivare olivi e viti. Perfetto !



Territorio Terreni di origine marina friabili e quasi aridi, quasi sabbia, poca argilla, poco fertili. Già dall’epoca romana si coltiva la vite da queste parti e già dai primi dell’800 si riconoscono le qualità dei vini di questa perla del Chianti. Tante vigne con tantissimi anni da raccontare. Strette terrazze con muri a secco che creano un paesaggio fatto di tante lingue di terra, piccole lame, forse le “Lamole” da cui prende il nome. Terreni adatti per il giaggiolo, fiore della tipicità toscana, che dona alla terra i suoi profumi di cui anche il vino si arricchis…